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Adriano Leite Ribeiro – gli 11 giocatori più appassionati d’alcol

– Adriano Leite Ribeiro (1982): last but not least, ecco Adriano: l’imperatore della cerveja, l’idolo dell’Hollywood milanese, il campione del bulbo etilico. Se, infatti, Ronaldo ha spesso giustificato i suoi continui aumenti di peso con una disfunzione ormonale, Adriano non ci ha nemmeno provato: ha sempre “nascosto” la natura dei suoi exploit adiposi con una grassa risata e un rutto da birra. Eppure chi lo aveva visto segnare una mitologica rete al Real Madrid e vincere una Coppa America da dominatore, non aveva molti dubbi: l’Inter era finalmente riuscita a trovare il nuovo “Fenomeno”. E, va dato onore al vero, per un po’ di anni è andata così: un paio di stagioni sugli scudi con l’Inter (condite da scudetti, Coppe Italia e Supercoppe Italiane), poi il costante declino (suo, non della squadra). Fughe in Brasile, voci di serate allegre, foto compromettenti con trafficanti brasiliani, partite al di sotto della decenza. L’imperatore aveva mantenuto sì il titolo, solo aveva cambiato regno; il suo reame era diventato l’Hollywood e, da lì, le feste e i festini ad esso collegati.

Adriano Leite Ribeiro

Linciato verbalmente dai suoi stessi tifosi, compagni e allenatori, Adriano torna in Brasile dove, nonostante una decina abbondante di chili alcolici in più, riesce ancora a fare la differenza. Un titolo col Flamengo nel 2009 (vinto con una mobilità pari a quella di un giocatore del Subbuteo), poi il “ritorno a casa”: l’Imperatore firma per la Roma, con la quale giocherà la miseria di 5 partite prima di ritornare in patria (e farsi ritirare la patente per tasso alcolico eccessivo) al Corinthias. Anche lì molto fumo e poco arrosto: arrivato al Timao con titoloni sui giornali e roboanti promesse di un definitivo cambio di stile di vita, Adriano giocherà una manciata di partite (per lo più spezzoni), venendo però accreditato come vincitore del Campionato Brasiliano 2011 (quello del 4 dicembre 2011 e della famosa “premonizione” di Sócrates, per intenderci). Da lì, il nulla. Non si è ancora ritirato, ma le squadre cui è stato proposto hanno declinato l’offerta sostenendo che ci vorrebbe troppo tempo per rimetterlo in forma.

Un post-sbronza imperiale.

E così, cari amici, ecco l’undici titolare di questa strampalata ed etilica formazione. A voi posso ben confessarlo: sono rimasto stupito dall’incidenza di trequartisti nel novero dei calciatori con la passione per la bottiglia. Fossi uno studente di statistica ci studierei su: di certo ne salterebbe fuori un algoritmo interessante, capace di collegare la fantasia in campo con la spregiudicatezza fuori dal campo. Detto questo, la verità è che il genio e la follia non hanno né ruolo, né nazionalità. E, al tempo stesso, nemmeno possiedono un registro narrativo univoco adatto a raccontarli.

Ecco, quindi, che i registri sono molteplici, così che ogni calciatore possa trovare la descrizione che più gli si addice. E perdonatemi se il collegamento è stato una specie di continuo (anti) tiki taka: dal delirio alla follia, dalla sconfitta alla rivalsa, dalla consacrazione allo spreco, dalla morte alla rinascita. Il fatto è che le esistenze dei grandi calciatori sono un po’ come le loro partite: troppo imprevedibili per poter essere descritte da una sola, azzimata, voce. Allora è meglio berci su: ricordare quegli attimi che sì, che sono restati nella storia del Calcio con la C maiuscola.

E che, per quanto ci sembri assurdo crederlo, ora sono Epica. Narrazione leggendaria di gesta pressoché incredibili.

Come un colpo di tacco al volo da sbronzo, cicca in mano. Quando avevi sedici anni e la terra del campo da calcio era marrone e consumata come un futuro.

Eppure eri felice.

Dio, se eri felice.

Andrea Gratton

Già raccontati

Lennart “Nacka” Skoglund (1929-1975)

Mané Garrincha (1933-1983)

Eduard Strel’cov (1937-1990)

George Best (1946-2005)

Sócrates (1954-2011)

Walter Casagrande Júnior (1963)

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Edmundo (1971)

Ariel Ortega (1974)

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