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Ora che hai un lavoro puoi essere triste anche il sabato sera

Ultimamente ho visto delle persone intelligenti. E’ un passo avanti, perché di solito vedo solo serie tv.

Le persone che ho frequentato mi sembra si possano suddividere in quattro categorie:

  • Riusciti, gente che ha un lavoro, uno stipendio in grado di garantire loro una vita sopra la soglia di povertà e talvolta, ingegneri a parte, vantano dei rapporti umani soddisfacenti. O comunque dei rapporti umani;
  • Gli Intelligenti, che svolgono professioni il cui prestigio sociale è inversamente proporzionale alla retribuzione. Non sono solo dottorandi e ricercatori, ma anche praticanti di studi legali e quasi-psicoterapeuti. Gente in un vicolo cieco, insomma;
  • Gli Stagisti. Gli assunti nelle aziende con le formule contrattuali Bangladesh e Entro sera lavami anche la macchina. L’idea era quella di un lavoro a tratti noioso, ma relativamente ben pagato. Incredibilmente nessuna delle due previsioni si avvererà;
  •  I Disoccupati. Se va bene, lavorano saltuariamente. Se va male, sono a carico dei genitori. Raramente risultano dei coglioni totali, di norma non valgono meno di un Intelligente o uno Stagista.

A un certo punto immagino si verificherà una stratificazione sociale per cui i Riusciti saranno felici, gli Intelligenti in Madagascar a dire che all’estero il loro genio è finalmente valorizzato, gli Stagisti condivideranno un monolocale con altri sei sottoproletari e per l’emergenza Disoccupati potrai donare 2€ inviando un sms all’apposito numero.

Ma per il momento continuiamo a uscire tutti insieme.

“Allora mi assicuri che ci vediamo per l’aperitivoi? Mi raccomando, eh. Non fare come l’ultima volta che hai tirato il pacco e sei andato a cena alla Caritas.”

E’ nel contesto degli aperitivi e dei sabati sera che mi è sembrato di cogliere alcune differenze nell’approccio alla vita di queste quattro categorie.

Ecco alcuni esempi piuttosto chiari.

A chi tocca offrire il giro?

  • Riuscito: Supera la barriera degli avventori di fronte al banco e urla al barista: “Dieci mojitooo!!” agitando una banconota da 100€.
  • Intelligente: “E se ci spostassimo? Qui non mi va più di stare.” Nel tragitto da un bar all’altro si dileguerà. Anche questa volta è riuscito a farla franca.
  • Stagista: Si avvia verso il bancone con negli occhi lo sguardo di un condannato a morte. Conterà ossessivamente i soldi nel portafogli per il resto della serata, considerando quante ore di lavoro gli sono costate quelle cinque birre offerte.
  • Disoccupato: Per quanto gli consentano le sue finanze non si fa scrupoli a pagare. Offre generosamente come il riuscito, ma con meno ipereccitazione cocainomane.

In pizzeria

  • R: Compra la pizza più costosa del listino e ne lascia metà.
  • I: Sceglia una pizza di fascia media e la mangia tutta, crosta bruciata compresa.
  • S: Sceglia una pizza di fascia media e la mangia tutta, piatto e forchetta compresi.
  • D: Sceglie una pizza di fascia media e ne lascia le croste.

Cosa facciamo stasera?

  • R: Propone una discoteca costosissima a sette provincie di distanza. Il fine settimana è l’unico momento in cui può fare quello che vuole, perciò ogni sabato deve essere indimenticabile.
  • I: Propone il film d’essai o il localino radical chic. La scelta ricade invariabilmente sull’opzione più economica.
  • S: “Ma non possiamo andare nella solita birreria? Magari ci fanno lo sconto…”
  • D: Anche per lui il fine settimana è un momento di stacco. Da una situazione meno piacevole di quella del riuscito, però. Quindi va bene la discoteca. Ma quella vicino casa.

Sono generalizzazione ed esistono di certo persone riuscite che il sabato sera guardano Ballando con le stelle, e pure stagisti a cui fa schifo la pizza. Ma mi sembrano comunque elementi sintomatici di alcune tendenze.

#1. Chi è soddisfatto della propria vita nel fine settimana ha voglia di divertirsi. Senza preoccupazioni di nessun genere, neppure economico. E’ ovvio e sano.

#2. I disoccupati di lungo corso, almeno quelli giovani, vivono in uno strano limbo. Non intravedono neppure il lavoro che vorrebbero e rimangono a distanza di sicurezza dalle illusioni. Per questo tendono, anche per mera sopravvivenza, a crearsi un equilibrio. Qualche lavoretto e l’aiuto dei genitori fungono da uniche risorse e con quelle si arrangiano. Ovviamente non sono contenti, ma disoccupazione e lavori forzati hanno in comune che dopo un po’ ti ci abitui. Gli schiavi nelle piantagioni avevano i gospel, noi l’apatia.

#3. Neanche nelle altre due categorie si sta gran bene. I lavori sono peggiori e peggio pagati di quanto si pensasse. Ci si ritrova alle dipendenze di capi che ad un colloquio di lavoro odierno non avrebbe superato neppure la prima selezione, quella fatta dall’usciere in portineria. Ma è tutta l’attività lavorativa ad essere desolante.

Per questo gli Intelligenti e gli Stagisti vivono in un’ansia perpetua. Ansia di rimanere ingabbiati in una sacca sottopagata, ansia di trovarsi in una situazione di merda anche senza aver studiato al DAMS, ansia di veder sacrificate le proprie giornate ad alimentare un meccanismo che non li premierà.

Un sentimento che si riverbera anche nel tempo libero. L’apatia è complicata, ma anche la continua tensione tra la disfatta e la frustrazione fa abbastanza schifo.

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