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Il Grande Fratello è una scusa perfetta per distruggere una persona

Oggi ricomincia il Grande Fratello. Non so a che edizione sia arrivato, ma ricordo bene la prima. Lo conduceva la Bignardi e io ero alle medie. La trasmissione ebbe un successo formidabile. Conoscevamo tutti i partecipanti al programma.

Proprio per questo decidemmo di istituire un Grande Fratello interno alla classe. A giorni alterni passava un foglietto tra i banchi. “CHI VUOI NOMINARE?”. E sotto ognuno scriveva il compagno da mandare al televoto.

Il meccanismo risultava particolarmente subdolo, perché era anonimo (per quanto un ragazzino di 12 anni riesca a mantenersi tale) e quindi ognuno si sentiva libero di aggiungere un commento di natura strettamente personale a seguito della propria X accanto al compagno nominato. Cose tipo: “Giulio che è un figlio di troia”, “Chiara perché mangia tanti cazzi”, “Agostino che mi ha lanciato il chewing gum masticato nei capelli”.

Dopo le nomination si passava a votazioni identiche, che però sancivano l’eliminato. Chi usciva dal gioco non poteva più nominare nessuno, era bandito dal sistema. Sopra il suo nome con il pennarello venivano segnate delle enormi croci. Espulso. C’era anche un foglio appeso alla porta della classe con i nomi degli eliminati, in modo tale che tutta la scuole potesse sapere chi veniva cacciato.

L’effetto sulla psiche adolescente della mia classe risultò devastante.

La prima ragazzina ad essere eliminata fu una meridionale decisamente sovrappeso. Una secchiona gelatinosa, la tipica scoreggia che quando le chiedi di suggerirti il compito alza la mano e spiffera alla professoressa che stai cercando di copiare da lei. Fu naturale farla fuori.

Però lei era davvero convinta di stare simpatica al resto della classe. Disse che non gliene fregava nulla di quel gioco, ma poi corse in bagno a piangere. Non capiva cosa avesse fatto per meritarsi di essere cacciata per prima. Proprio lei, che aveva pure la madre compaesana di Taricone. Ha montato la sceneggiata per un anno. Durante l’estate la sua famiglia si è trasferita. Mai più vista.

Il secondo eliminato era invece un nanetto intelligente, ma puzzava. Anche lui cacciato quasi all’unanimità. Si è chiuso in un silenzio autistico per mesi. Ci odiava tutti. Pure lui a settembre cambiò scuola.

I professori capirono che qualcosa non andava. In cortile, durante la ricreazione, tutti i ragazzini parlavano della nostra classe. Qualcuno entrava in aula per chiederci come funzionava il gioco, volevano apprendere il know-how per riproporlo nelle loro classi.

Il terzo eliminato scatenò il putiferio finale.

Era un tipo stupido come una sedia. Voleva a tutti i costi essere accettato dagli altri maschi della classe. Provava ad essere simpatico e si faceva picchiare sperando di riuscirci. Negli spogliatoi, durante le ore di educazione fisica, staccavamo i manici delle scope e lo prendevamo a bastonate sulla schiena.

Fu eliminato perché alle femmine faceva schifo e ai maschi pure. Ebbe una crisi di pianto drammatica. Singhiozzava come un disperato e ricordo ancora il volto sconvolto della professoressa che, chiedendogli “Cos’hai?”, si sentì rispondere: “Voglio poter rientrare al Grande Fratello!”.

Il giorno dopo, sua madre venne a fare il cazziatone. A noi o agli insegnati, non ricordo. Era una di quelle mamme sempre pronte a difendere il pargolo. Così fiera della propria appannata scala di valori, da non capire che il problema non era l’esclusione dal Grande Fratello, ma i lividi sulla schiena.

Il gioco venne chiuso dalle professoresse, che si vergognavano di non aver capito in tempo cosa stesse succedendo. Bilancio emotivo e psicologico disastroso, tre persone traumatizzate e nessun vincitore del premio finale.

E’ una storia triste. Troppo lontana nel tempo perché me ne vergogni, ma abbastanza viva nella memoria da farmi comprendere alcune cose importanti:

  • L’età dell’innocenza finisce presto. Gli alunni delle medie sono già marci dentro;
  • Per essere accettati dalla società non bisogna fare la spia, né cercare di risultare simpatici a tutti i costi. Ma soprattutto non si deve puzzare;
  • Ci sono molti modi per far soffrire una persona. Uno dei più feroci è quello di farle capire che sta sulle palle a tutti;
  • L’agente della polizia penitenziaria è il lavoro più simile al professore delle medie che riesca a immaginare;
  • Spesso il pubblico della tv trash fa molto più schifo dei programmi che guarda.
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