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5 cose che non sai su Amy Winehouse

Amy Winehouse
Foto: Wikipedia

Con la sua voce straordinariamente calda e malinconica ha incanto il mondo. Quello stesso mondo che, alla notizia della sua morte, è rimasto scioccato.

Amy Winehouse, artista dal talento incommensurabile, anche lei, come un’altra delle più grandi voci femminili, la mitica Janis Joplin, ci ha lasciato troppo presto, a soli 27 anni. Un numero, il 27, reso purtroppo iconico proprio da quelle morti piene di talento e, al contempo, segnate dalla disperazione e dal male di vivere. Il tristemente famoso club dei 27, del quale, oltre che alla Joplin, insieme a Jimi Hendrix e Kurt Cobain, quel maledetto 23 luglio 2011 è entrata a far parte anche Amy. La sua, per quanto breve, è stata una vita vissuta al massimo, nel bene e nel male, e ricca di episodi memorabili. Per questo abbiamo pensato di parlarti delle 5 cose che non sai su Amy Winehouse.

Amy Winehouse – Non ha mai amato il proprio corpo

Amy non si è mai sentita attraente. Addirittura nel 2007 disertò la sua stessa festa di compleanno proprio perché non pensava di essere abbastanza bella per l’occasione. Inoltre, i suoi problemi emotivi la tormentavano già da parecchio tempo. Secondo il biografo Chloe Govan, Amy aveva tentato il suicidio quando aveva solo 10 anni, in seguito al trauma per la separazione dei suoi genitori, con un’overdose di pillole. Un suo amico, per fortuna, riuscì a intervenire in tempo e la salvò.

Aveva tanti ammiratori famosi ma un unico vero idolo

Prince fu uno dei primi a notarla e a esprimere il desiderio di collaborare con lei. A lui si accodarono artisti del calibro di Mick Jagger e Stevie Wonder. Detto ciò, Amy impazziva per un solo uomo. Il suo idolo era Frank Sinatra. Guarda caso il primo album della Winehouse si intitola proprio Frank. Disco dal quale però la cantante in seguito prese le distanze, dichiarando di non possederne nemmeno una copia e di non averlo mai riascoltato. Lo considerava un passo falso.

La svolta della sua carriera

Il riscatto per Amy arrivò però nel 2007, con l’uscita del suo secondo album, un capolavoro dal titolo Back to Black. Il primo singolo di quel disco fu Rehab, brano che ottenne un successo ben al di sopra delle aspettative. In quel testo Amy ammetteva di fare abuso di alcol, ma di non essere intenzionata a smettere. Altrettanto successo riscosse il singolo che portava lo stesso titolo dell’album. Grazie a Back to Black la cantante, vincendo cinque grammofoni, entrò nella storia dei Grammy, ottenendo il premio per la Registrazione dell’anno, Canzone dell’anno e quello come Miglior nuovo artista.

Il successo la rese più fragile

Con il successo però i problemi di salute di Amy e la sua dipendenza da droghe e, soprattutto, dall’alcol, si amplificarono. Fu così che, alla vigilia dell’uscita del suo terzo lavoro in studio, il 23 luglio 2011 Amy venne trovata morta nella sua camera da letto. Le cause del decesso non sono mai state del tutto chiarite, ma l’ipotesi più accreditata è quella del cosiddetto stop and go, fenomeno che si verifica quando si abusa di alcol o droghe, dopo una lunga astinenza. Alcune persone del suo staff infatti sostengono che la cantante in quel periodo stesse provando a disintossicarsi.

Bryan Adams le aveva dedicato una canzone

Flower Grown Wild è il pezzo che il cantautore canadese le aveva dedicato nel 2008, per spingerla a dire addio alle droghe e a quello stile di vita che l’avrebbe logorata, come purtroppo è accaduto.

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