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Onanismo prima di internet

Il più bel film del 2013 è Don Jon di e con Joseph Gordon-Levitt. La trama è abbastanza elementare ma non per questo manca di pathos e ironia. In sostanza il film ci avverte del pericolo di passare il 90% del tempo libero a masturbarci guardando i porno su internet. Il rischio è quello di avere Scarlett Johansson nuda sul letto che implora di essere sottomessa al precipuo scopo di donare piacere carnale ma preferire a questa possibilità quella di un piacere solitario davanti al sex tape di Screech di Bayside School.

Come qualsiasi altra moda 2.0, anche la pornografia ha venduto la sua anima poetica al diavolo della diffusione a tappeto.

Una volta era diverso. Una volta il culto di Onan si praticava così.

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Calendari.

Il primo calendario della Marcuzzi lasciava scorgere un capezzolo nella foto sul retro. Quella dove lei era distesa in spiaggia con le tinte seppia che oggi spopolano su Instagram. La fruizione dei dodici mesi invece era pura intuizione cognitiva, completamento amodale delle sue rotondità. E con la fantasia la facevamo muovere e parlare. Negli anni a venire i calendari hanno concesso sempre di più in un climax di libertà e rinnovamento Renziani.

Il Teletutto.

Il Teletutto era come TV Sorrisi e Canzoni ma pieno di tette di Cristina Quaranta. La rivista era il settimanale culturale della gioventù pre web. Tra quelle pagine si potevano trovare le icone sexy della TV spogliate, magari non del tutto ma quel tanto che bastava per giustificare alla nostra ingenuità il loro gravitare nello starlette system. Da giovani pensavamo che per lavorare in quel mondo contasse soprattutto la generosità prodigata e quella ricevuta da madre natura.

La rivista porno.

La rivista porno ha formato una generazione di Gianni Bugno. Si inforcava la bicicletta e si facevano chilometri di salite per arrivare a quell’edicola di paese dove l’edicolante anziano non questionava sulla maggiore età e dove la probabilità di incrociare parenti o amici dei genitori fosse ridotta a zero. L’alternativa era l’amico più grande e navigato che con precoce spirito imprenditoriale sfruttava i suoi diciotto anni acquistando conto terzi la rivista e trattenendo una piccola tassa sulle seghe. La difficoltà di accedere a quelle immagini divine fomentava la socialità. Le riviste passavano di mano sinistra in mano sinistra facendosi via via più appiccicose fino a ottenere la tipica consistenza della mani di Giovanni Muciaccia a fine puntata. Nota storico statistica per chi viveva in città con una caserma: i militari erano orgogliosi di acquistare per te il frutto proibito e augurarti un piacevole proseguo di giornata.

La cassetta porno.

Solo chi aveva un padre appassionato di film porno ha passato un’adolescenza felice. Gli altri dovevano immagazzinare quanti più ricordi possibili durante le visioni di gruppo e liberare in seguito la fantasia nella propria intimità. Le scene di sesso in movimento erano merce rarissima prima di internet, espressioni e movimenti solo sognati prendevano vita sullo schermo. Era addirittura sufficiente l’erotismo di certi blockbuster tipo Basic Instinct o Proposta Indecente per scatenare l’inferno dei sensi. Ma eravamo allenati a immaginare l’impossibile.

Le TV locali a tarda notte.

Molto prima che i sogni venissero mercificati dalle TV satellitari ci si svegliava alle due del mattino per rubare al sonno un paio di cosce e un capezzolo preso di sguincio. I film di Salieri pieni di trama e di tagli sul più bello ci hanno insegnato ad amare e che se un nobile del settecento incontrava la sua colf nel frutteto ne sarebbero successe delle belle. La versione commerciale del film a tarda notte erano le pubblicità televisive delle linee erotiche dove regnava l’amore saffico e l’144 in sovra impressione. Il problema comune a questa pratica erano le interruzioni pubblicitarie all’apice del piacere. E’ impressionante il numero di persone a cui le pentole in acciaio inox hanno procurato degli orgasmi.

 I fumetti.

Solitamente l’edicolante era più morbido nel vendere fumetti porno di quanto non fosse con le riviste. L’età rende ciechi ed è probabile che per la sua intuizione la distanza fra una foto e un disegno fosse incolmabile. Niente di più sbagliato. Inoltre i fumetti porno erano anche zeppi di una sana dose di ironia che stimolava anche la lettura di gruppo a scopo ricreativo. Mi riferisco ai testi talmente espliciti da risultare grotteschi e ai brillanti epiteti dati alla sorca vagina.

La fantasia.

Dentro ogni adolescente c’è un Peter North pronto ad esplodere che non può essere fermato in alcun modo. Ad un uomo si può togliere tutto ma non la libertà di pensare. E un adolescente pensava alle sue compagne di scuola, alle sue amiche, alle star della TV, alle madri degli amici e a tutto. E con tutto si masturbava.

Oggi invece chi seleziona un porno su internet per due minuti di diletto è più meticoloso di una sposa che sceglie l’abito bianco.

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