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Modello di lettera di scuse di un ritardatario alle sue vittime

Ciao, so che sei davvero incazzato con me perché ti ho fatto aspettare.

Ma hai torto e il motivo te lo spiegherei con grafici, slides e altri barbatrucchi, però purtroppo sono in ritardo per l’appuntamento che avevo dopo quello con te, quindi accontentati di un post stringato, ma esauriente.

ritardatario

Partiamo dal tuo primo errore: quello di darmi appuntamento all’ora in cui volevi vedermi e non mezz’ora prima. Dici che non sono più un bambino, che è una strategia che offende la mia maturità? Senti, ci sono miei coetanei che il venerdì sera vanno a ballare Pappalamericano, altri che fanno le apericene, altri ancora che fanno solo pena. Il ritardo che ho scelto io non è mentale, ma solo temporale, quindi non giudicarmi con durezza, dai.

Un’altra cosa che stai cappellando è arrabbiarti con me mentre mi aspetti, invece di respirare l’atmosfera di queste splendide serate primaverili. Ma lo sai che tra sei mesi tornerà l’autunno? Ti rendi conto che spreco di tempo ed energie star lì a rimuginare su quanto io sono merda a farti attendere? Quante ore libere al giorno hai? Una? Tre? Dodici? Ventiquattro? Be’, sempre troppe poche per buttarle via a farti il sangue rancido. Come scriveva Paul Bowles (parafraso perché come avrai capito ho troppa cura del tempo per sprecarlo a cercare citazioni che tra mezz’ora avrò dimenticato), quante volte in una vita vedremo la luna piena? Quante volte ci faremo caso? Cento? Venti? Sette? Non importa, comunque è un numero davvero limitato. Ogni minuto sprecato ad odiarmi è un minuto in cui non hai fatto qualcosa che potrai fare solo un numero finito di volte nella tua esistenza.

Dai, ora non piangere. Anche a me fa un po’ impressione pensarci, ma, se poi rifletti sul fatto che sono limitate anche le volte in cui avrai la diarrea, ti senti subito meglio.

Ultima cosa, a cui tengo davvero tanto, è confutare l’idea sciocca per cui io sia in ritardo perché ho di meglio da fare. Assolutamente no. Anzi, ci tengo talmente tanto a vederti che procrastino il piacere dell’incontro, perché procrastinare il piacere è uno dei pochi modi onesti che ci siano per farlo durare di più. Praticamente il mio modo di volerti bene è lasciarti in attesa per 40 minuti e oltre. E non lo faccio perché sono un follower del marchese de Sade, ma perché ho paura che tu non sia così felice di vedere me come io lo sono di vedere te. Ammettilo, mi avresti mai salutato con un “Oh, finalmente!” se fossi arrivato puntuale? La risposta, purtroppo, la so io come la sai tu. Fellone.

Bene, ora che ti ho inviato questa lettera spero che cambierai il tuo punto di vista. Se non sei convinto, prenditi pure un po’ di tempo per rileggerla. Tanto io ritarderò di un altro quarto d’ora.

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