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Gli italiani all’estero sono sfigati o falliti

Venerdì ero a Parigi, quindi sono andato a mangiare pugliese. L’ho fatto perché nella capitale francese si paga moltissimo del cibo disgustoso e perché il cibo del sud, inspiegabilmente attira la figa. A scarso di fraintesi sottolineo che non è il meridionale ad adescare le donne, è proprio il suo cibo. Non so il motivo, se qualcuno di voi ha la risposta è pregato di condividerla.

Cibo pugliese a Parigi lo puoi mangiare solo se qualche italiano organizza una serata a tema (tipo questa). I locali che propongono cucina tipica italiana sette giorni su sette di solito ti rifilano dei patetici surrogati di cibo vero che sebbene faccia impazzire gli asiatici, non riesce a ingannare gli abitanti della penisola.

Come potete immaginare, una festa dove si mangia del vero cibo italiano si riempie di italiani. Ma uno non ci va a di proposito dall’Italia. Sarebbe sciocco prendere l’aereo per andare a mangiare il cibo che cucina vostra nonna, a 1700 chilometri da casa. Gli italiani che partecipano a queste feste sono un sottoinsieme particolare di italiani, sono gli italiani che risiedono all’estero. Un tipo di fauna umana talmente buffo che mi è venuta voglia di scrivere un articolo che parli di loro.

Purtroppo, nonostante viva dai mangia ranocchie da quasi due anni, non mi sentivo abbastanza pronto, preparato se volete, ad affrontare l’argomento da solo. Così ho deciso di intervistare un esperto in materia. Uan di Bim Bum Bam.

Per chi non lo sapesse, Uan, nonostante uno sfavillante inizio di carriera, è rimasto troppo invischiato nel personaggio e non è riuscito a re-inventarsi nella TV italiana. Per questo motivo dopo la chiusura del suo contratto con Mediaset ha cercato fortuna come presentatore nell’est Europa. Da oltre dieci anni l’idolo della mia infanzia vive e lavora all’estero.

Oltreuomo: ciao Uan, come ti va la vita?

Alti e bassi

Alti e bassi.

Io: Oltreuomo: come ti accennavo, volevo che spiegassi ai lettori dell’Oltreuomo la figura dell’italiano all’estero. Penso che nel belpaese ci sia molta ignoranza nei confronti dei propri connazionali che espatriano. Aiutaci a capire.

Uan: beh, l’italiano all’estero è un fallito o è uno sfigato. I primi, i falliti intendo, sono quelli che non fanno nemmeno in tempo a cominciare la propria carriera in Italia, che vengono costretti a emigrare per motivi di lavoro. Il classico caso dell’ingegnere che l’azienda veneta manda a fare in culo nei paesi del terzo mondo. O, se è fortunato, in qualche paese civilizzato ma tanto lontano da casa. Non sono falliti in senso stretto, magari nel lavoro si realizzano e ottengono anche una buona posizione con una buona paga. Però non vivono dove vorrebbero. Alcuni vivono da ‘pendolari’, sei mesi qui e sei mesi lì. Questi solitamente hanno una fidanzata che si tromba l’istruttore di palestra nei sei mesi in cui sono via.

Oltreuomo: chi sono gli sfigati invece?

Uan: gli sfigati sono tutta un’altra storia. Loro all’estero ci vogliono andare perché fa tanto mentalità aperta. La maggior parte viene da piccole province e si lamenta di cose ridicole. Non voglio vivere dove tutti mi conoscono, non sopporto la mentalità provinciale, dove sono nato io non succede mai niente. Allora partono e vanno a vivere di stenti in una grande metropoli.

Oltreuomo: però la provincia può essere effettivamente un limite alla realizzazione dei propri obiettivi e

Uan: ti fermo subito. Non sto parlando di chi deve abbandonare la propria città natale perché non trova lavoro. Sto parlando di chi non trova lavoro dopo aver abbandonato la propria città natale. Ti spiego meglio. Il caso dei falliti lo abbiamo visto, si spostano perché sono costretti. Gli sfigati si spostano perché fa figo. Però poi fanno lavori che potrebbero tranquillamente fare nel raggio di 30 chilometri da casa, vivono da barboni in appartamenti squallidi, insomma, abbassano il loro tenore di vita e fanno comunque cose che potrebbero fare in qualsiasi paesino di provincia.

Oltreuomo: si però il fascino della grande città, quella che ti nasconde perché nessuno conosce il tuo nome. Tutte quelle cose da fare e soprattutto la sensazione che possa accadere qualcosa.

Uan: le cose belle accadono solo ai protagonisti di un luogo. Un sacco di italiani che vivono nelle grandi città all’estero incontrano personaggi famosi e si scattano una foto. Oppure incontrano persone interessanti, così le chiamano. Praticamente tutti quelli che vanno all’estero giustificano la loro permanenza in una città inospitale, costosissima, dove fanno un lavoro di merda che odiano con il mantra ‘io incontro persone interessanti mentre tu che vivi in provincia…’. Poi vai a trovare questa gente e scopri che le persone interessanti sono trentacinquenni o più con un progetto.

Oltreuomo: sei molto duro con gli italiani all’estero. Salveresti qualcuno, o pensi che siano tutti deficienti?

 Uan: affatto, non penso siano tutti imbecilli. La maggior parte lo è. Infatti gli italiani che incontri all’estero sono quasi tutti delle persone sole, con un amore di ripiego conosciuto per caso e fatto andar bene per combattere la solitudine, storie mediocri e tutte simili e tutti a dire o non dire ‘forse un giorno torno in Italia’. Però, in mezzo a questo marasma ci sono degli italiani che invece di andare via, sono andati verso quello che volevano. Perché ci sono dei casi in cui l’Italia non ti dà quello che vorresti. Io non potevo più fare TV perché il mio personaggio era inesorabilmente legato agli anni di Bim Bum Bam. Adesso per la TV lettone interpreto il commissario della squadra cinofila di Riga.

Oltreuomo: penserò a quello che ci hai detto. Grazie Uan.

Grazie Oltreuomo. Un saluto ai tuoi lettori.

Grazie Oltreuomo. Un saluto ai tuoi lettori.

 

 

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