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La mia imbarazzante foto è diventata virale

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Una mattina sono entrata in facebook e ho trovato un messaggio di una mia amica che mi diceva che ero diventata famosa in internet. C’era anche un link a uno di quei siti che postano foto di persone buffe o ridicole. Io ero al settimo cielo – una foto che mi ritraeva vestita come la mia eroina Tomb Raider ad Halloween – ma il titolo che avevano dato all’immagine era “Frigorifero Raider”.

La cosa era simpatica, all’inizio non ero arrabbiata, anzi quasi divertita. Insomma, chi non ride vedendo foto di sconosciuti vestiti in maniera ridicola? L’avevo già fatto io prima; internet si regge su queste canzonature anonime. Ci sono interi siti dedicati a persone che fanno infelici scelte di abbigliamento. E come me, la maggior parte di queste sono grasse.

Generalmente non giudico il mio corpo in maniera positiva o negativa, è così come è. Mangio correttamente (la maggior parte delle volte) e faccio attività fisica (forse anche troppa), ma serve a poco,  a causa della sindrome dell’ovaio policistico e dei problemi alla tiroide di cui soffro. Sono forte e flessibile, e il mio dottore dice che sono in salute, ma il fatto rimane quello: sono più grassa di quello che dovrebbe essere una persona della mia altezza.

Ma niente di tutto ciò mi ha impedito di vestirmi da Lara Croft, una delle eroina più spacca-culo di sempre. Lara Croft è femminile ma pericolosa, educata e atletica, ed è anche facilmente riconoscibile, il che rende facile vestirsi da lei ad Halloween. Quella foto fu scattata la sera tardi, ero rossa in viso dal calore, il mio trucco stava colando per il sudore, e mi mancava il reggiseno (un problema che la pixelata Croft non ha mai affrontato). Ma mi stavo divertendo, perciò quando l’ho rivista in internet mi sono divertita di nuovo.

Così all’inizio ho riso. Poi ho letto i commenti.

“Che spreco di spazio”, diceva uno. “Giovenche come quelle dovrebbero essere abbattute” diceva un altro. Un altro ancora commentava che avrei dovuto uccidermi e avere compassione degli occhi degli altri. Centinaia di messaggi d’odio, la maggior parte dei quali affermavano la mia inferiorità come essere umano o condannavano la mia presunzione nel vestirmi da personaggio sexy di un video-game in pubblico, di aver osato mascherarmi e divertirmi.

Tutti conosciamo la terribile sensazione che si prova quando una persona ti deride. Ma questa sensazione è dieci volte peggiore quando sembra che tutti stiano ridendo di te. Leggendo i commenti, il mondo è collassato, e si è portato via il mio cuore distrutto con sè.

Ho chiamato la mia amica Terri Jean, una fotografa. Mi ha detto che ero bellissima e che me ne sarei dovuta fregare. E poi come delle qualsiasi eroine spacca-culo, abbiamo ideato un piano.

La prima cosa che avevo bisogno di capire era da dove venisse la foto. Non fu molto difficile, proveniva da me. L’avevo postata in facebook ma come molti non avevo fatto attenzione alle impostazione di visibilità quando l’ho caricata. Invece che dare l’accesso ai miei amici, avevo dato l’accesso al mondo intero.

Ma facebook permette facilmente di rintracciare chi commenta. anche se ormai la foto era in metastasi da social network, condivisa su twitter, tumblr, reddit, failblog, ecc… Ma attraverso la funzione “condividi” di facebook sono riuscita a individuare i commentatori più offensivi.

La maggior parte erano donne. Scioccati? Io no. Chiunque è sopravvissuto al liceo può dirvi quanto le ragazze si sparlino a vicenda per sentirsi meglio. Ho mandato a molte di loro un messaggio.

“Sei una stronza, perché non fai la cosa giusta cancellando la foto e smettendo di condividerla?”

La risposta più comune non era di rimorso o di difesa, bensì di sorpresa. Erano stupite di come avessi potuto leggere quello che avevano condiviso, il loro profilo era impostato su “privato”. Ma nessuno sa che quando si condivide una foto da un profilo pubblico tutto il mondo può leggere quello che hai scritto.

E ovviamente non avevano pensato a me come persona, perché avrebbero dovuto? Queste immagini, dopotutto, sono brevi bolle di divertimento per passare la giornata. Le guardi, sghignazzi, e poi passi alla prossima fonte di distrazione. Nessuno aveva pensato che avrei potuto leggere quei commenti, e ancor meno rispondere.

Successivamente ho cominciato un noioso lavoro di invio mail a tutti i siti che avevano pubblicato l’immagine, denunciando una violazione di Copyright. Il mio lavoro come assistente legale mi ha aiutato, ma era comunque un’impresa noiosissima, come levare erbacce dal giardino più grande del pianeta.

Sono riuscita a far togliere l’immagine a un po’ di siti, ma quando queste cose diventano virali appartengono a internet per sempre. Ancora adesso alcuni amici mi scrivono per chiedermi se sono a conoscenza di questa cosa, e posso sentire l’ansia nella loro voce, che da un lato vorrebbe avvertirmi e dall’altro proteggermi dai cattivi commenti. Ogni tanto vado ancora a esplorare le profondità di internet per cercare di cancellare la foto, ma so che non sparirà mai. Per questo ho deciso di pubblicarla qui, in questa storia, alle mie condizioni. senza vergogna questa volta.

Ma lungo la mia ricerca, mentre cercavo di controllare qualcosa di incontrollabile, ho incontrato qualcuno che ha spezzato la mia tristezza. Qualcuno che mi aveva difeso.

Dei perfetti sconosciuti puntualizzavano che non c’era nulla di sbagliato in una donna sovrappeso che cercava di divertirsi. Alcuni di essi hanno accuratamente ipotizzato che soffrissi della sindrome dell’ovaio policistico. La malattia è caratterizzata da un accumulo di grasso nello stomaco, che ti fa apparire, come mi ha detto un insensibile dottore una volta, “come se avessi una palla da basket sotto la maglia”. Per ogni tre commenti negativi, uno era positivo.

Nei mesi successivi il mio atteggiamento nei confronti di queste foto ridicole è cambiato. Non le trovo più divertenti. Ognuno di essi è una persona vera, una persona vera a cui crolla il mondo addosso il giorno che si ritrovano a essere colpiti in un palco gigante. Quando un mio amico ride per una di queste foto gli chiedo sempre. “Perché ti fa così ridere?”. Pochi hanno una buona risposta. Quasi tutti dicono “Non lo so”

Ho imparato anche a porre maggior attenzione alle mie impostazioni sulla privacy di facebook.

La mia autostima ha ricevuto un duro colpo da questa esperienza. ma adesso è finita. La mia amica Terri mi ha anche fatto un servizio fotografico. Lei è una fotografa Pin-up retrò, ed è stato divertente per una volta fingere di essere quello che vorreiessere.

Ma mi rifiuto di scomparire. Vado ancora a fare jogging in pubblico. Non nascondo le mie grasse braccia flaccide per paura di offendere la sensibilità di qualcuno. Mi vesto con i capi che mi fanno sentire meglio, e questo Haloween ho intenzione di riproporre il mio costume da Lara Croft per mostrare il dito medio a tutti gli stronzi.

Questa volta però non metterò le foto in internet.

Caitlin Seida

Articolo originale pubblicato qui

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