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10 merendine che ci hanno insegnato a stare al mondo

C’è stato un tempo in cui la Mulino Bianco non era Banderas che umiliava la sua virilità parlando con le galline, ma una vera e propria scuola di vita. Quando l’esistenza era una cosa felice scandita dal ritmo delle campanelle e delle copiose epistassi del compagno di banco le merendine hanno dato un senso non solo alle nostre ricreazioni, ma anche alla nostra visione del mondo. Come scriveva Montale in terza elementare: “Spesso il male di vivere ho incontrato/poi ho fatto merenda e mi è aumentato”. Ecco, oggi voglio ricordare con voi quelle onnipresenti amiche d’infanzia che sono state le merendine. Allora via, iniziamo a scartare la prima.

fiesta

10 merendine che ci hanno insegnato a stare al mondo

 

#1. La camuffata

Cioè le crostatine. Che erano davvero belle. Poi le masticavi e non capivi come mai la crostata di tua madre sapesse di albicocche e la roba che avevi in bocca avesse il sapore di un foglio A4. Il fatto che piacessero tanto al tuo compagno che durante l’ora di disegno mangiava sandwich di carta-colla-bianchetto-carta avrebbe dovuto insospettirti.

#2. L’ebony

Ovvero Kinder Colazione Più. Con il suo colorito abbronzato dal cacao ha acceso le prime fantasie interracial di molti bambini. La cosa migliore dell’ebony era il disegno sulla scatola, che la rappresentava come una merendina di dimensioni titaniche mentre in realtà bastavano tre morsi per consumare il rapporto.

#3. L’estasi

Ovvero i Lion. Ma anche i Mars. Il Bounty invece fa già più cagare. Comunque erano questi gli snack della festa. Non potevi mangiarli ad ogni ricreazione altrimenti ti saresti trasformato in un bambino-cassonetto, ma ogni tanto era concesso sbrodolarsi con l’inno all’obesità che è il loro caramello.

#4. Gli Hemingway

Cioè i crackers. Merenda per uomini veri, proprio come Ernest. Pochi fronzoli, ovviamente nessuna traccia di cacao o ripieno, il godimento stava nel riuscire a far captare alle papille gustative uno dei rari granelli di sale che abitavano la loro superficie. Si dice che proprio dopo aver passato le ricreazioni delle elementari a nutrirsi di doriani Hemingway abbia deciso di dare alle sua prosa quel gusto sincero e povero di aggettivi che ogni mangiatore di crackers ama.

#5. L’etilica

Mi chiedo da tempo cosa frullasse nella testa del signor Kinder il giorno in cui ha deciso di aggiungere una bicchierata di liquore alla ricetta della Fiesta. “Ma tu a pranzo fai bere vino a tuo figlio??” “Guarda, piuttosto che vada al parco a farsi di Fiesta con i suoi amichetti preferisco che si sbronzi a casa.” Infatti le bambine a ricreazione non mangiavano quasi mai l’etilica e di norma una volta cresciute reggono l’alcol meno dei maschi.

#6. L’edile

Cioè il Saccottino. Un corposo mattone ripieno che forniva l’apporto calorico sufficiente a superare indenni le principali glaciazioni del Pleistocene. Il giorno in cui si andava in piscina bastava darne metà al compagno che più ti stava sul cazzo per farlo annegare nella vasca piccola.

#7. La timida

Ovvero le normali brioches del supermercato. Tua madre ti aveva giurato che questa volta ci sarebbe stata la marmellata, lo diceva anche la confezione. Ad ogni morso ti chiedevi quando sarebbe arrivata la parte gorda, quella che ti avrebbe sporcato il grembiulino di ricca confettura di albicocca. Ne mangiavi gli estremi per circondare la parte centrale e stanare il ripieno. Ma niente, la marmellata di albicocche è troppo timida per uscire anche con un bambino di quarta elementare.

#8. La novità

I più giovani non lo sanno, ma i Flauti non sono sempre esistiti. Ricordo bene quando la Mulino Bianco li ha fatti arrivare per la prima volta negli scaffali dei supermercati. Sembravano la novità del secolo perché erano di tre gusti diversi: cioccolata, crema al latte, marmellata. Il fatto che in tutti e tre i casi avessero lo stesso retrogusto di veleno per topi ci ha però costretti a porci alcune domande.

#9. La peccaminosa

Ovvero la Kinder Delice. Lei era buona per davvero, un orgasmo culinario. Più ricca di cacao dell’Africa, più cioccolatosa di una pasticceria viennese, più gustosa della vita. Ovviamente tua madre non la comperava mai, perché “non ti fa bene tutto quel cioccolato”. Perché invece mangiare polistirolo sì?

#10. Il compensato

Cioè la Kinder Brioss, la peggiore vergogna dell’industria dolciaria del nostro paese. Già la grafia del nome faceva presagire cose orribili. Ma era quando iniziavi a percepire il suo gusto di truciolato che andavi a schiantarti di faccia sulla banalità del male. Sembrava innocua, invece era legno. E davvero, l’avresti anche perdonata. Tutti sbagliano. Ma farsi disegnare col pennarello delle strisce nere sulla superficie, solo per illuderti ci fosse anche un goccio di cacao, è stata proprio un’umiliazione gratuita.

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