Sport

I tipi umani dell’allenatore

Per ogni squadra c’è un allenatore, un coach. Le sue tipologie sono infinite e vanno dal vice-papà al nostalgico delle SS. Il mister è comunque parte dell’universo sportivo e con i suoi giocatori stringe un tipo di rapporto unico, che talvolta assume anche parvenze di umanità.

Gli stereotipi a riguardo sono parecchi e elencarli tutti sarebbe noioso. Qua inserisco solo quelli che ho incontrato durante la mia lunga carriera agonistica.

Allenatore Conte

Ecco l’elenco dei tipi di allenatore che ho incontrato:

Il vecchiotto

La vostra è la 32esima squadra che allena. Il primo giorno vi scruta e, come la maestra delle elementari tanti anni prima, vi chiede: “Tu sei mica il cugino di Andrea?”. I suoi metodi di allenamento risalgono al primo governo Moro e pensa che il famoso Smartphone sia un giocatore croato comprato da un team avversario. I suoi atleti invece si comportano con lui come con i nonni un po’ rincoglioniti: la storia della prigionia nel ’44 ormai la conosci a memoria, ma, se non la ascolti, lui ci resta male. Non raggiunge mai le emozioni della vittoria, ed è meglio così, sai mai che il cuore…

ex atleta in autobus

“Questa volta devo scendere con la squadra…questa volta…non mi addormento…questa…volta…………..”

Il dandy

E’ il gallo cedrone dello spogliatoio, dove si rintana per lunghi minuti a sistemarsi il ciuffo. Copia le pettinature degli ospiti di Stadio Sprint e vive la panchina come un palcoscenico. Allenare è la sua cocaina e, quando si guarda allo specchio, è certo di vedere lo Steve Jobs del calcio. Il suo ego gioca sempre titolare e a fine partita vota sé stesso come migliore in campo. Spesso cerca di accattivarsi le simpatie dei giocatori, così come gli hanno insegnato al corso “Motivatori. Costruisci la tua strada per il successo”.

il dandy

“Non è facile decidere chi far giocare a centrocampo quando si è così fighi.”

Il maestro di vita

Lo si incontra soprattutto nelle giovanili. Non sta solo cercando di insegnarvi uno sport, ma soprattutto di trasmettervi dei valori. La lealtà, la costanza, il disprezzo della donna. La sua biografia è lunga tre volte quella di un uomo normale. Si racconta abbia attraversato le Ande con un risciò e sul corpo porta ancora i segni di quella volta in cui è stato attaccato da un bufalo. Gli allenamenti che impone valgono come lavoro usurante nel computo per la pensione, tuttavia agli occhi dei suoi giocatori non è solo un mito, ma un secondo padre. Proprio questo naturale carisma fa sì che, a distanza di anni, più di un atleta ricordi con gioia la volta in cui gli è stato fatto un occhio pesto.

maestro di vita allenatore

“Schiappa! Io, alla tua età, facevo surf sopra gli tsunami!”

Il pedagogo

Anche questa è una tipologia di allenatore tipica delle giovanili. Si tratta di uomini e donne per cui l’aspetto pedagogico dello sport viene prima di quello agonistico. Si sono anche iscritti a psicologia – “perché le persone, prima di tutto, è importante capirle” – e la loro condotta ricalca quella del Reverendo Camden. Esiste, per questa tipologia di allenatore, una variante freak, che impone alla squadra momenti di riflessione sul razzismo prima di ogni partita e, alle feste di fine stagione, alla birra sostituisce un succo di papaya equosolidale.

le 1000 lire

Il sogno segreto del pedagogo era diventare il nuovo volto delle mille lire

Il kapò

Quando la disciplina marziale incontra la radice quadrata di un cervello, siamo di fronte al kapò. Per lui il sangue che sputate dall’inizio dell’allenamento è la conferma che sta andando tutto bene. Solitamente lavora negli sport individuali, dove è più facile innescare la Sindrome di Stoccolma nell’allenato. Il suo cuore di ceramica deriva dall’essere nato in un paese dell’Est comunista o nell’alto Friuli. Non tutti i suoi atleti superano lo shock degli allenamenti, ma quelli che dopo un anno non hanno ancora inghiottito le lamette del rasoio raggiungono eccellenti livelli agonistici e la completa anestesia dei sentimenti.

kapo

Un giorno questo dolore ti sarà utile

L’amicone

L’amicone non capisce praticamente nulla dello sport in cui opera. Al momento di scegliere la formazione si gratta la tempia come un Australopiteco di fronte a un PC. Però beve più di un naufrago e dopo ogni partita tiene la sua conferenza stampa nella birreria accanto al palazzetto. I giocatori comprendono che, grazie all’amicone, la loro carriera si è infilata in un cul-de-sac, ma sanno anche che, se dovessero pagare tutti i giri offerti dall’allenatore, la banca si sarebbe ripresa il loro appartamento da un pezzo.

“Mister, siamo appena retrocessi.” “Vai che si festeggia!”

Il burino

Fisicamente poco appariscente, è sul piano acustico che il burino trova la propria dimensione. I suoi rapporti con arbitro e giocatori sono dispute teologiche in cui si discetta la natura di dio. Il temperamento sanguigno di questa tipologia di allenatore gli impedisce di presenziare ai due terzi delle partite, oltre a costringerlo a ricorrere spesso alla consulenza del cognato avvocato. Nonostante lo scarso acume tattico, gli ultras adorano il burino, che, di fronte alle magagne della vita non solo sportiva, sa sempre dire le parole giuste.

burino

Il burino conosce il tuo cuore e ne diventa portavoce

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