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Ovvero l’ennesima squallida metafora della nostra esistenza

 

Questo video mi ha cambiato la vita.

Non avrete aiuti dal sottoscritto. Chi vi scrive dà per scontato che nel momento in cui avete deciso di leggere quest’articolo, non aveste poi molti impegni nel breve termine, per cui non avrete indicazioni in merito a minuti salienti su cui porre l’attenzione. Guardatelo tutto e basta, ne vale la pena.

Calcisticamente siamo nel 2010/2011, pochi mesi prima l’Inter raggiunge il momento più alto della sua storia recente, conquistando l’Europa e quindi il Mondo, e adesso sta rapidamente ricollocandosi nella sua genetica mediocrità.
Il Milan invece in estate acquista Robinho, Boateng e Ibrahimović ed è quindi destinata a vincere tutto.
In primavera i rossoneri hanno però un tragico calo, prima si fanno eliminare dalla Champions dal modesto Tottenham, poi inspiegabilmente pareggiano in casa contro il Bari, che quell’anno vende tutte le partite tranne evidentemente questa, e la settimana dopo completano il disastro perdendo contro l’orrendo Palermo di Serse Cosmi.

Un lunedì di marzo, con la stagione che va sfumando (l’Inter è a soli due punti di distacco e il derby, che però il Milan stravincerà, si gioca la giornata successiva), qualcuno all’interno di Milan Channel ha una trovata meravigliosa.
Federico, ti lasciamo su una poltrona, ti facciamo parlare per cinque minuti, e nel frattempo quant’è vero Silvio stiamo zitti.

Quello che succede da questo momento in poi è catalogabile sotto la voce “Mistica”.
Wikipedia ci torna utile con la seguente definizione, la contemplazione della dimensione del sacro mediante un’esperienza diretta.

Per farla breve, come voi passeggiavo serenamente lungo la via di Damasco.
Il video è la Luce che mi ha invitato a superare la constatazione il Milan ha perso (e qui la reazione media del giornalismo italiano solitamente è, ah mannaggia) e mi ha fatto notare che potrebbero anche esserci dei motivi, per cui il Milan ha perso.

I motivi di cui sopra, chiariti immediatamente nei primi minuti del video, si rivelano però diametralmente lontani da qualsivoglia supposizione umana.
Qualcosa del tipo Il Milan ha perso perché:

–          Non giocano i mancini, che allargano il campo

–          Nessuno si muove senza palla (tranne lucaantonini)

–          La squadra gioca al ritmo emotivo di Rino Gattuso

La reazione di un Collovati a caso.

La reazione di un Collovati a caso.

Ma ci piace così. Siamo adulti ormai, dobbiamo abituarci.

 

CRESCERE – Il giornalismo sportivo che imita la vita, la vita che imita il giornalismo sportivo.
In breve l’Avvocato pone fine alla squallore della pubertà calcistica e vi consegna ad una nuova età di impegni e responsabilità, vi strappa i peletti adolescenziali che ostentavate per avere accesso al mondo dei grandi e vi disegna sul viso la barba folta e virile (o semmai icona metrosexual, ma insomma purché piaccia), che tanto invidiavate agli altri quando frequentavate feste post punk per locali milanesi.

Finalmente in ufficio potrete zittire il vostro collega idiota e pure raccomandato, ma lo farete con voce adulta, con tono professionale, con un rinnovato vocabolario.
Adesso è cambiata anche la vostra vita, mai più un lunedì mattina con il terrore che questo coglione che vi si avvicini sorridente sparando il classico, Che ti avevo detto? È tutto combinato. Mio cognato le sa queste cose, è nel giro, ha le soffiate.
Prima che l’idiota pronunci la fatidica sentenza NO AL CALCIO MODERNO, interverrete a gamba tesa con il tablet pronto per l’uso, dipingendoci con le dita il movimento del terzino che non fa la diagonale, il pressing alto con la mezz’ala che ha cambiato il ritmo della partita. Avete riconquistato il reparto.
La prossima volta portalo qui tuo cognato, stronzo.

Lo stronzo è qui rappresentato da Beppe Bergomi

Lo stronzo è qui rappresentato da Beppe Bergomi

LA RIVELAZIONE – Ritorniamo al video.
I trenta secondi che vanno dal minuto 4:10 al 4:45 (qualche indicazione ve la lascio, sono un uomo buono), sono un nugolo di frasi, per quanto prepotentemente affascinanti, tendenzialmente incomprensibili a noi uomini comuni.

E al minuto 7:30, finalmente, la Luce pronuncia la Rivelazione.

« Tutte le squadre di vertice si fanno attaccare. »

Il genere umano si dimostra comunque non pronto ad accoglierla.
In questo video il genere umano è rappresentato dall’idiota di turno che inizia a blaterare suoni gutturali per buttarla in caciara.

IL RIGETTO – Adesso che avete accesso alla Verità, dovete lottare per custodirla. Non sarà semplice.
Proprio quando penserete di essere al sicuro, crederete che nulla possa scalfirvi, le forze del Male invieranno Beppe Dossena a fare da opinionista durante il consueto zapping domenicale.
La mediocrità siederà al vostro fianco, inizieranno i dubbi, e sarà una notte complessa.
È un momento in cui gira tutto male…
Le squadre italiane non lanciano i giovani italiani…
Non è un problema tattico. Se un giocatore è forte, può giocare ovunque…

Nuovamente ne siete convinti. E poi, il colpo di grazia.
3-4-3, 5-3-2, 4-2-3-1… IN FONDO SONO SOLO NUMERI.

Al risveglio sarete sudati, con il pigiama troppo largo e l’impulso di scattarvi una foto davanti allo specchio del bagno. L’adolescenza è tornata.

LA RAI – Enrico Varriale è il brufolo che vi compare sulla fronte proprio il giorno del primo colloquio di lavoro. Quello che, nelle vostre misere esistenze spese alla ricerca di significanti e significati, non può logicamente rappresentare soltanto un brufolo. Incarna il non sono pronto, il non è il mio momento, il chi me l’ha fatta fare.
Enrico Varriale non è solo il peggior giornalista sportivo di cui la storia ci abbia lasciato memoria, è l’icona della raccomandazione nelle aziende pubbliche, è un personaggio fastidioso, approssimativo, ma soprattutto evidentemente immaturo.

Iniziativa ‘social’ dell’ultimo programma di Varriale, di grande successo.

Iniziativa ‘social’ dell’ultimo programma di Varriale, di grande successo.

LO SNOBISMO – Quello che cerco di dirvi, e che il video di cui sopra comunica indirettamente, è che hanno ragione gli snob.
Il calcio è soltanto un gioco.
Anche quando dicono frasi a scelta fra sono soltanto ventidue uomini sudati, in pantaloncini, che inseguono una palla, e avanti così. Hanno ragione loro.
Solo che mi permetto di rivendicare questa conclusione con un attimo di orgoglio, realizzare completamente che il calcio è soltanto un gioco vuol dire trattare il calcio nei termini con cui si cerca di trattarlo sopra, con il necessario distacco e la necessaria conoscenza delle sue ‘regole’.
Le nostre radici culturali sono più affini al gossip e alla polemica, o peggio al campanilismo, alla protezione mafiosa della propria cerchia di amicizie.
Questo siparietto deprimente è il giornalismo italiano, privo dell’entusiasmo infantile (davvero guardatelo il video, dite se non ve ne trasmette) e incapace di esprimersi con la competenza dell’età adulta.

Ci hanno fatto dimenticare come si gioca, non ci hanno saputo insegnare come si lavora.

LA MORALE – Poiché una lunga tradizione letteraria vuole che al termine di un romanzo di formazione debba essere espressa una morale, come molti di voi, anch’io sono convinto che si debba far tesoro degli insegnamenti tramandatici dalla saggezza popolare.

« Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia e non sa quello che trova. »

Ecco, l’importante è sapere cosa vi lasciate dietro.

Ma perché.

Ma perché.

 

P.S. Ah, ero intenzionato a comprare il prima possibile La Piramide Rovesciata, di Jonathan Wilson. Magari qualcuno di voi l’ha già letto e mi scrive se vale la pena.

 

Francesco Lisanti

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