Lavoro

L’agghiacciante rituale del brindisi natalizio con i colleghi di lavoro

Ieri sono stato al brindisi natalizio dell’azienda per cui lavoro. Era pieno di facce distese, consapevoli delle ferie imminenti. Inoltre, il contesto informale stimola la loquacità dei più timidi. Quelli che di solito balbettano frasi sconnesse davanti al capo, durante il ‘party pre natale’ si fanno ciarlieri come shampiste. Si mangia e si beve bene e molto. Tuttavia anche il brindisi natalizio, come tutte le cose belle, ha il suo rovescio della medaglia: i colleghi. Questa rottura nella routine dell’ufficio apre le porte a comportamenti che normalmente vengono evitati in virtù dell’ignorarsi reciproco. Non sono d’accordo con te ma morirei perché tu capisca che non me ne frega un cazzo di quello che pensi, quindi se vuoi prenditi pure la ragione perché l’unica cosa che voglio io è staccare per le cinque e tre quarti e andare a casa a mettermi i pantaloni della tuta. Invece durante il brindisi siamo tutti amici.

Ho deciso di catalogare il comportamento dei colleghi di lavoro durante questo lieto evento, in ordine decrescente di fastidio.

party aziendale

#1 Quello che raccoglie fondi.

Nella mail eravate stati avvertiti che la segretaria Carmen sarebbe passata a chiedere un contributo per finanziare la ricerca sulla sindrome di Collins. Oppure la colletta per regalare un massaggiatore podalico al vostro collega che si ritira in pensione. Oppure è in combutta con il prete e chiede un obolo per ridipingere la canonica. Oppure è amica di una famiglia bisognosa e vuole fare un buon gesto natale. Il suo trottolare tra i colleghi recitando il mantra ‘hai già dato i venti euro? tu hai già dato i venti euro? e tu hai già dato i venti euro? non ricordo se ti ho già chiesto venti euro?…’ diventa il leitmotiv della serata.

#2 Quello che mette zizzania in famiglia.

Fortunatamente di solito il brindisi natalizio è solo per i dipendenti. Ma non sempre. Se i famigliari sono invitati, allora è un incubo perché qualunque relazione sana prevede che i membri della coppia conservino una sfera privata che non condividono con il partner. Per esempio, ricordate quella volta quando il capo mancava e voi vi siete fotocopiati le chiappe, poi le avete distribuite a tutti i colleghi ma solo dopo averci disegnato due occhi e una bocca dalla quale usciva la frase ‘non avresti una mentina così mi profumo l’alito?’. Bene, vostra moglie non lo sa perché voi non glielo avete detto. Questo fastidioso collega è quello che ha conservato la fotocopia e la mostra sorridendo a vostra moglie.

#3 Quello che si scatta dei selfie.

La velocità con cui internet risucchia le cose del mondo reale e poi le risputa sui social ricorda l’avidità nel suggere di certe pornostar degli anni 90. Ma questo non è un problema perché ormai di siamo abituati. A urtare i nervi sono le pose costruite degli utenti. Il vostro collega si fotografa con la faccia triste e in mano una bottiglia di vino costoso. La didascalia della foto sarà infarcita di ironia del contrasto. Quindi ‘quanto mi sto divertendo!’ se la faccia è triste oppure ‘che palle queste feste’ se la faccia è raggiante.

#4 Quello che rovescia il vino.

Nel caso peggiore vi ritroverete nel cesso a cercare alcol denaturato, carta assorbente e un bollitore per smacchiare il petto della camicia dal vino che vi è stato gettato addosso. Nel caso migliore dovrete rinunciare alle pizzette perché sono intrise di Franciacorta. Alcune varianti sono quella in cui rovescia il cibo e quella in cui starnuta sul vassoio della cocaina. Dipende dal tipo di azienda.

#5 Quello ubriaco.

Pochi sorsi ma buoni bastano a frullare un cervello impreparato al bianco frizzantino. L’animo timido, una volta liberato da bacco comincerà a chiedere attenzioni in maniera scomposta come fanno i bambini quando vogliono essere cambiati. Alla fine è probabile che anche lui vi chiederà di essere cambiato, ma prima comincerà a volteggiare tra i colleghi e sputare pesanti sentenze contro tutti. In alternativa rivelerà a tutti il proprio amore e orgoglio di appartenere a questa magnifica famiglia.

#6 Quello che ci prova.

Fin dalla più tenera età veniamo addestrati a considerare le feste come un’occasione per limonare. Per alcuni petting. Crescendo la maggior parte di noi perde questo imprinting e comincia a considerare le feste per quello che sono veramente: una rottura di coglioni. Altri no e anche a quarant’anni cercano una tipa libera con cui limonare.

#7 Quello che divora il cibo.

Sì piazza davanti al vassoio dei tramezzini e non si sposta fino a quando sul fondo non è rimasta che quella fanghiglia giallastra fatta di maionese, olio e sputazza. Poi come le antilopi nei documentari del National Geographic, alza la testa e la muove di scatto per indagare se sia rimasto del cibo. Quando lo trova ci si avventa. E così fino a esaurimento catering.

#8 Quello che sta male.

Nel salone fanno quattrocento gradi Celsius ma uno dei colleghi è vestito come uno sherpa nepalese. Però, a differenza dello sherpa non sorride, suda molto e sembra affaticato. Quando vi avvicinate per augurare buon natale e buone feste, inquinando l’aria con una dose mortale di ipocrisia, vi risponde sempre ‘non ti bacio perché sono infetto’. Si è appena soffiato il naso sopra i biscotti.

#9 Quello che parla di lavoro.

Molto fastidioso ma in fin dei conti bisogna capirlo. Non siete amici e l’unica cosa che condividete è l’ufficio, di cosa pretendete che vi parli? Della sua vita? Della vostra? Di quella volta che da bambino ha stretto la mano a Van Basten credendo fosse Gullit?

#10 Tu.

Dio solo sa cosa riuscirai a inventarti per essere il più fastidioso di tutti.

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