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I 5 stereotipi di fidanzata dello sportivo

Sono l’Oltreuomo sportivo e finora ho solo messo in cattiva luce chi si impegna per non diventare la propria ingrassata caricatura. Non è giusto. Gli sportivi, soprattutto quelli che giocano in una squadra, ricevono molti vantaggi dalla propria attività: la forma fisica, l’appartenenza ad un gruppo appena più elementare di una famiglia di scimpanzé, le femmine. Su quest’ultimo punto lo sportivo vince sempre. Sugli spalti di stadi e palazzetti c’è sempre una piccola crew di giovani donne che hanno pagato per assistere ad un’esibizione agonistica che, ai loro occhi, è il corrispettivo di un trip da funghetti: macchie colorate che si inseguono.

Ecco allora i cinque tipi di fidanzate dello sportivo.

La figona

E’ la ragazza del bomber, quella che si è presa il pezzo pregiato e meno alfabetizzato della squadra. Si presenta allo stadio con le guancia asfaltate di fondotinta e una borsa Louis-Vuitton che sta pagando in 24 comode rate mensili. Durante tutta la partita si sente ad un’esterna di “Uomini e Donne” e ci resta male quando si accorge che, al posto delle telecamere, a fissarle l’accenno di perizoma dimenticato sopra l’orlo dei jeans ci sono solo gli occhi impotenti degli spettatori più anziani. Nel frattempo si lascia circondare dalle altre fidanzate della squadra: sono ovviamente meno glemur (la figona lo scrive così) di lei, ma almeno le spiegano quando esultare. Perché un gol dovrà pur esserci. Infatti la figona teme il pareggio più della sconfitta: in tal caso non saprebbe in quale delle due modalità a sua disposizione atteggiare il viso. Sorriso radioso o broncetto triste?

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La Fico potrebbe caricare su YouTube dei tutorial per aspiranti figone

La timidina

In ogni squadra c’è un giocatore riservato e introverso. Lo si riconosce perché è quello a cui i compagni pisciano sulla gamba sotto la doccia. Lui non può ambire alla figona, ma una fidanzata ce l’ha. L’incontro d’anime avviene sul terreno della timidezza ed è destinato a durare. Si tratta di una ragazza carina, le cui gote arrossate e lo sguardo fisso ricordano da vicino le vecchie bambole esposte nelle cartolerie il cui anziano proprietario non ha ancora capito che nessun bambino gli acquisterà più le macchinine Burago. Durante il match la timidina guarda con occhi pieni d’amore il suo compagno mentre gli avversari gli fratturano ripetutamente il menisco. A fine gara rimane immobile, indecisa se andarsene con le altre fidanzate o aspettarlo. Nel dubbio resta ferma. Dopo qualche ora verranno a rimuoverla.

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“Per favore, non rivolgermi la parola: mi fai male”

La talebana

Ogni tifoseria ha la sua fondamentalista. La talebana di solito è la ragazza del capitano o comunque del giocatore calvo. Frequenta gli spalti della squadra da anni e, avendo un tasso testosteronico doppio rispetto al mio, è un cesso. Incita i giocatori nei modi più fantasiosi, dimostrando di conoscere alla perfezione sia il mezzo espressivo dialettale che i 99 nomi di Dio. Durante l’intervallo si occupa della gestione del bar della squadra, vendendo senza vergogna pacchetti di Wacko’s del 2005. Tornata sugli spalti finisce di violentare le proprie corde vocali insultando l’albero genealogico dell’arbitro. La sua foga animale esalta i tifosi di casa, mentre impone una scomoda riflessione sui fatti di Srebrenica ai supporter avversari.

NewSports          24/3/2002 ¦AO - O¤YM¦IAKOª.

Sta rispondendo ad un tifoso avversario che le ha chiesto dove abbia lasciato le buone maniere

L’assenteista

Non tutte le fidanzate si presentano al palazzetto. L’assenteista si vanta di non essere “interessata alla sua squadra di basket. Gliel’ho sempre detto: tu fai le tue cose, io le mie”. La ragazza ritiene che il proprio tempo sia speso meglio bevendo tè all’eucalipto con le amiche o su Candy Crush Saga. Tuttavia, in alcune occasioni particolarmente importanti (play-off, play-out, finale di Coppa Giardinetti), l’assenteista è costretta a recarsi sugli spalti. Lo fa con la stessa spocchia con cui la sera prima ha detto al suo ragazzo: “No, dai, guardiamoci un film piuttosto…”. La si riconosce perché è l’unica a non richiedere a gran voce, quando inizia la partita, l’annientamento fisico degli avversari.

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L’assenteista porta solo maglioncini a collo alto

La leccaculo

La leccaculo non guarda la partita insieme alle altre fidanzate, ma con i genitori di lui. Occupano sempre gli stessi posti, leggermente distaccati dal resto della tifoseria. Durante il match il padre – non ancora arresosi all’evidenza per cui nell’Africa sub-sahariana esistono bambini menomati dalle mine antiuomo che giocano meglio di suo figlio – impreca contro le madri degli avversari colpevoli di tirare la maglietta al pargolo. Mentre la mamma accende la sirena non appena il figlio tocca palla, rimessa laterale inclusa. In tutto questo la leccaculo si sente una bambina ammessa alla tavolata dei grandi e, silenziosamente, cerca di capire perché a bordo campo ci siano due tizi che corrono con in mano delle bandierine.

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Più o meno una cosa così, ma con molte più parolacce

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