Migliorare se stessi con l’Oltreuomo, lezione 2 – Diventare normali
La normalità è il comportamento più frequentemente messo in atto dalle persone che ti circondano. La normalità non ha morale, non è bella o brutta, giusta o sbagliata, è solo il numero di volte che qualcosa accade. Se questa cosa accade tante volte allora è normale.
Per esempio, per alcuni lavarsi tutti i giorni è normale ma prendendo la metro all’ora di punta non mi sento di affermare che lo sia per tutti.
Se la normalità è definita da quanto siamo esposti a qualcosa, ne deriva che la normalità cambia da nazione a nazione, da regione a regione, da città a città, da quartiere a quartiere, da famiglia a famiglia e persino da persona a persona.
L’inculata è dietro l’angolo.
Quando cerchiamo di essere normali non stiamo facendo altro che adattarci ai comportamenti più comuni nel nostro contesto sociale. Non solo, il contesto sociale preme, si chiama pressione sociale.
Per questo quando raggiungi una certa età, tua nonna vedendoti ancora single, ti chiede timidamente se per caso ti piace il cazzo e non vuoi dirglielo. Per lei è più normale che tu sia gay, perché ne parlano tutti alla tv, di quanto non sia la verità, ovvero che adori la vita da single e che l’umanità ti fa un po’ schifo.
Tua nonna non è la sola a pensare che tua si strano, lo pensano anche tutti i tuoi amici fidanzati e in procinto di figliare. Non contano le tue motivazioni, sei l’unico a fare una cosa e questo ti rende immediatamente diverso.
A volte essere stigmatizzato fa stare male.
Perché ci vuole molta forza per capire l’ingenuità di chi è convinto che un dato statistico debba organizzarti la vita. Quindi per non soffrire cedi alla tentazione di adeguarti.
Ti fidanzi con il primo essere umano consenziente e cominci una recita per sembrare normale e venire reintegrato nel tuo contesto sociale. E ti fa star male anche questo.
Questa è l’inculata.
La discrepanza tra i tuoi desideri e i desideri di tutti è ciò che ti rende unico.
Ma essere unici fa tanta paura perché se lo sei, quando sbagli, sono solo cazzi tuoi. Se invece ti comporti come tutti, quando sbagli, lo sbaglio è un po’ di tutti.
Mi spiego meglio.
Esempio 1: rifiuto della normalità, se sbagli sono cazzi tuoi.
- Ragazzi, ho capito che la mia vocazione è imparare a cantare la marsigliese con le scorregge. Forse non verrò capito qui in Italia ma il mio timbro baritonale farà impazzire i francesi. Mollo il lavoro e vado ad allenarmi in messico, dove i fagioli contengono oligosaccaridi più potenti che garantiscono migliori prestazioni.
- Non farlo Boz, se cambi vita nel vanaglorioso tentativo di cotruirti una felicità ritagliata su misura per te, finirai con il perdere la tranquillità di un’esistenza nella media. E noi dovremo odiarti per averci mostrato l’esistenza di un mondo fuori dai nostri schemi mentali pre costituiti.
Esempio 2: accettazione della normalità, mal comune mezzo gaudio.
- Ragazzi, la mia vita è una continua agonia ma mi pare di capire che anche voi non ve la passate bene.
- Proprio così Boz, fa tutto cagare. Perché non andiamo a farci una birra e ci lamentiamo un po’ delle nostre scelte di vita errate?
Ovviamente sto estremizzando, la vita non è bianco o nero, la vita è in bilico tra queste due scelte. Entrambe difficili, perché la vita è difficile.
Non ci resta che abbandonare l’illusione della facilità e accettare che la vita sia un compromesso tra il nostro bisogno di unicità e il nostro bisogno di venire accettati.
Oggi non canto la marsigliese con il culo all’Opera di Parigi come sognavo da bambino. Però potete ascoltarmi scorreggiare alla sagra dei funghi di budoia.