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Le 5 domande che rappresentano una piaga sociale per tutti noi

Viviamo in uno Stato fatto di regole, che servono perlopiù per assicurare una tranquilla convivenza agli esseri umani o agli oltreumani, ma molte regole purtroppo non vengono rispettate e talvolta vengono punite come giusto che sia, a volte invece, le regole sono assenti, e ci sono degli enormi vuoti legislativi che andrebbero colmati con qualcosa in più di qualche semplice bestemmione.
Parlo di una legge, che addirittura secondo grandi menti del passato come il famigerato Antonio de Curtis(Totò) nel caso venisse applicata, potrebbe diminuire notevolmente il tasso di mortalità su questa terra. Farsi i famosi “cazzi” propri.
La storia quotidiana ci testimonia quante volte , spesso, persone di cui manco sappiamo il vero nome di battesimo o il colore naturale dei capelli, si ritrovano dinanzi a noi ad esporci quesiti con un dolce retrogusto alla merda, esclusivamente per giustificare le circa 7 mila parole al giorno (15 mila per le donne) e per farci imprecare convocando tutti i 365 santi del calendario per un rapido brainstorming risolutivo.
I quesiti sono vari a seconda della cultura e del contesto di riferimento, ma possiamo raccoglierne le più universali:

 1 – “Tutto bene?
Tutto bene?”, in teoria è una semplice forma di interesse da parte di una persona che vorrebbe condividere con te i tuoi pensieri o lo stato d’animo che hai nel periodo di riferimento. Di solito viene utilizzato all’inizio di una conversazione, con l’avvento dei nuovi media come gli smartIphone o i Social NotWork può diventare “tutto bn?” o nei casi disperati anche “tt bn?”. Questa semplice ed apparente domanda in realtà cela un quesito esistenziale degno delle meglio seghe di Freud, ma in pratica è solo una forma di educazione che ci impone la nostra cultura, che precede un secondo fine.
Magari è un periodo nero, gli esami ti sono fino al collo, ti sei lasciato con la morosa e una persona con cui parlare e sfogarti farebbe proprio al caso tuo,

quindi, cerchi disperatamente una valvola di sfogo e cerchi di rispondere in modo più psichedelico possibile: “mmm… insomma, è un periodaccio!”, siccome la nostra cultura insegna che la domanda è un semplice iter sociologico e superficiale, la risposta nella maggior parte dei casi sarà del tipo : “ Eh è vero, poi con sto tempo,gli esami, che noia..ihihi, non è che mi potresti prestare il libro XYX per domani?”; speravi che la persona avrebbe dato corda, ma ahimè era solo un cappio.

2 – “Come mai hai fatto sta pancia oh?”
Candidato come domanda tormentone dei rimpatrii, delle cene tra parenti e delle reunion tra amici d’altri tempi, questa domanda ha un impatto atomico sull’autostima delle persone e serve in realtà per dare adito alle proprie frustrazioni accumulatosi da anni e anni di: tisane, termogenici, schifezze da palestra varie e tanti chilometri spesi sui diversi tapis roulant , tra leggins sudati sprofondati nei didietro delle signore e odori poco gradevoli emanati da tatuati con completi Declathon.
Questa domanda in realtà non è una domanda, ma solo un modo come un altro per sentirsi più magri di un altra persona e quindi migliori, basandosi sullo stereotipo della persona in forma e felice e infangare chi invece mangia come se non ci fosse un domani, strafottendonese del corpo ma essendo completamente soddisfatto (non a caso insieme a dormire e scopare rappresentano i piaceri della vita).

3 – “Come và con la tua morosa?”

Questa è tosta.
Oggi con Facebook , Twitter , Youporn e Oltreuomo, possiamo facilmente esprimere i nostri pensieri o condividere emozioni , sottoforma di status , di citazioni , articoli o video.
Se un giorno la vostra bacheca sembra un brief di una campagna promozionale dei Baci Perugina ed un altro giorno invece sembra il quadro della depressione umana, o siete bipolari o avete fatto una gara di bestemmioni con il vostro partner.
Escludendo la prima , alimentando la disoccupazione dei numerosi iscritti alla facoltà di Psicologia*,
la risposta non può non essere che siete sul fronte di guerra ed i vostri messaggini sono le vostre armi da combattimento. Mentre state cedendo l’Alsazia e la Lorena della vostra emotività, sferrate il colpo a sorpresa spegnendo il cellulare per non volerne saperne niente più per almeno un altro paio di legislature italiane , ma proprio dietro l’angolo retto incontrate il conoscente di turno che vi chiede prima : “Tutto Bene?” (vedi punto 1), poi : “Wa ma stai sempre a bere, ma non vedi che ti sei ingrassato?” (vedi punto 2) e poi, forse deducendo qualcosa dalle tue microespressioni facciali conclude con : “Ma la morosa dov’è? Come mai non state insieme?”.

*Postilla per gli iscritti a psicologia: ma se i veri pazzi non sanno di esserlo e voi curate i pazzi, come fate a convincere i pazzi di essere tali e quindi rivolgervi a voi e pagare per curarsi dalla loro pazzia? Con il tasso di disoccupazione e tutti gli iscritti alla vostra facoltà non è che siete voi ad essere i veri pazzi a credere di avere un futuro economico? Boh, in ogni caso può essere un ottimo spunto per la tesi.

4 e 5 – “Quanti esami ti mancano? Cosa farai dopo?”
Questa è una combo domanda, per chi passava i pomeriggi a picchiarsi a Tekken 3 può capire l’effetto.
Una combinazione tra due domande che può diventare addirittura fatale a chi non si presenta preparato e con le giuste precauzioni.

La prima domanda ti riconduce subito a tutti gli esami che hai accantonato, ormai messi in un angolo da troppo tempo, facendo spazio invece ai giovedì universitari e a numerosi spotted di cui si è conquistati il ruolo da protagonista (non sempre positivo).

Ormai si ha 26 anni e sei appena 4 anni fuori corso e ormai hai visto le lauree di 3 generazioni di colleghi universitari;
conosci tutti i posti segreti della tua Università, sei un mentore per le matricole ed i professori sono seriamente intenzionati a darti la laurea ad “Honoris causa” per l’impegno sociale ed organizzativo all’interno dell’ateneo, ma rabbrividisci e resti come un sasso dinanzi al fatidico : “Quanti esami ti mancano?”, l’ultima volta sei stato a casa 2 settimane nel letto sperando di addormentarti e svegliarti di nuovo al test d’ingresso di 4 anni fa per cambiare decisamente strada. In realtà pensi che questa domanda sia un complotto creato da fondazioni quali CEPU o Università Telematiche Online per terrorizzare gli studenti fuori corso.
Ma niente teme il confronto con : “Cosa farai dopo?”.
Questa domanda è peggio di un autocumshot dopo 3 settimane di astinenza è in grado di farti entrare in crisi esistenziale ed incita all’innalzamento del tasso alcolico tra gli giovani.
Tu che hai fin’ora vissuto alla giornata, comprato yogurt e fatti scadere prima di mangiarli, ti fai una ricarica solo quando hai finito il credito e anche il credito di riserva, non ti lavi se non puzzi, sei messo con le spalle al muro e riflettere sulla domanda: “Cosa farai dopo??”.
Magari cerchi di risolvere il dilemma affondando nella Tequila o nel gioco d’azzardo, fai assi cartesiani e studi il mercato lavorativo in Italia e all’estero. Vorresti partire “per imparare l’inglese” e fare il lavapiatti a Londra o mandare il curriculum all’ennesima agenzia di animazione per feste da bambini. Poi la luce, poi di nuovo il buio e poi di nuovo la luce. Oltre al fatto che il lampadario della tua camera stia lentamente morendo, ti si accende la luce interiore e capisci che tutte queste domande non ti appartengono e che in realtà non devi rispondere. Tu sei tu e le domande sono solo un modo per conformarti alla massa e diventare un prodotto della società consumistica gestita dalle multinazionali. Lì scopri di essere diverso, lì scopri di essere un vero Oltreuomo.

P.s. Cepu e i Baci Perugina non hanno in nessun modo finanziato né sovvenzionato l’autore per le citazioni.

Charlie De Bonis.

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