Cinema - 19 September 2017

I 13 terribili problemi di chi non segue nessuna serie tv

Il nostalgico è un disadattato per definizione, vive in un passato radioso perché sta male nel presente. Così male da non seguire le serie tv che tutti seguono. Troppo diverso per stabilire un contatto con chi ha abbracciato palinsesti che a lui non interessano. Non c’è cattiveria, è solo un attaccamento a modelli educativi lontani, superati forse troppo velocemente. Si è addormentato col mito di Happy Days sognando di essere un novello Fonzie. Raggiunge a malapena il fascino di Ralph Malph, ma va bene lo stesso. E poi invece si è svegliato in un mondo di aspiranti  pubblicitari playboy, boss della droga e medici ninfomani. Ecco i pensieri di chi deve vivere con l’onta di non appartenere a nessuna community televisiva.

serie tv

#1. Qualsiasi fan, appena si avvicina, mi fa lo stesso effetto di un testimone di Geova la domenica mattina

#2. Il popolo di Game of Thrones è convinto che il mondo si divida in due categorie: chi ama Game of Thrones e chi vive nel deserto del Gobi.

#3. Almeno quelli nel Gobi sono al sicuro da Grey’s Anatomy

#4. I miei amici non riescono manco a ricordare chi ha vinto la Guerra di Secessione americana, ma sanno a memoria le faide tra Lannister, Targaryan e compagnia bella

#5. Spero di trovare un’anima pia che abbia guardato la 136° replica di Walker Texas Ranger ieri sera. Almeno saprei di cosa parlare.

#6. Niente, anche oggi in ufficio tutti a parlare dell’ultima puntata di True Detective. E io faccio fatica solo a pronunciare il nome di quello lì, Metiu Meconeghi.

#7. Breaking Bad… aspetta… ah sì quella col papà di Malcolm! Che grande quando faceva il coglione sui pattini a rotelle!

#8. Perché quando cerco di spiegare che Barney Stinson è un personaggio in parte “figlio” di Joey di Friends tutti mi guardano come un appestato?

#9. Questo Netflix deve essere una di quelle religioni new age che vanno tanto di moda. Quelle che se provi a uscirne ti ammazzano.

#10. Troppo pretenziose e sofisticate le storie di oggi. Una volta bastavano David Hasselhoff con la gnocca e il 90% della sceneggiatura era fatto. C’era molto più spazio per l’immaginazione dello spettatore.

#11. Tranne per le tipe di Baywatch, lì immaginazione molto poca.

#12. Una volta essere liceali voleva dire attraversare cicli di delusioni-scopate-amicizie con la tempra di Dawson, non di musical con l’euforia di Kurt.

#13. Si parla tanto di fantasy o supereroi come fossero generi televisivi maturati solo ora. E allora un Lorenzo Lamas che “recitava” come lo vogliamo definire? Meno espressivo della sua moto.

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