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Lou Reed e il destino del rock

Parliamoci chiaro: della morte di Lou Reed non me ne frega nulla. Pace all’anima sua.

Ciò che mi infastidisce è il carrozzone di qualunquismo mediatico che accompagnerà il feretro di qui alla camera ardente.

Ogni volta che muore un personaggio famoso, il popolo del web e i media proclamano lutto internazionale e si lanciano in strepitosi epiteti-epitaffi, con perle del calibro di “re del rock” , “poeta di New York”, o il capolavoro “araba fenice del rock” firmato dal Corriere della Sera.

Questi patetici commiati mi ricordano tanto le interviste di Studio Aperto a sciura Carla di Calolziocorte alla morte del vicino di casa: lei però si limiterebbe a dire che Lou Reed “era un brav bagai”.

Ora, io mi chiedo: qualcuno ha mai ascoltato Lou Reed al di fuori dei Velvet Underground?

Peschiamo a caso 5 titoli da Lou Reed – Un’ora con… (una selezione dal titolo affidabile):

  • Walk on the wild side: classico giro cantautorale di 2 accordi, bel basso in primo piano purtroppo interrotto dal poeta di New York che recita svogliatamente versi su travestiti, prostitute e boccacicci. Ah, si riferisce alla Factory di Andy Warhol? Allora è una rivendicazione dei diritti degli omosessuali. 
  • Perfect Day: tiepido brano piano-voce dai toni soffusi e intrisi di malinconia. Qui il poeta si sforza di cantare nel ritornello ma col trasporto di una betulla: peccato perché è indubbiamente un bel pezzo. Testo a libera interpretazione: chi ci legge una storia d’amore, chi dopo Trainspotting un inno all’eroina. Strano, visto il personaggio. 
  • Satellite of Love: carina, per carità, ma a me sembra un pezzo di David Bowie, che casualmente canta nei chorus e produce l’album. Lungi da me accusare il maestro di copiare qualcuno, a parte i Velvet Underground che la suonavano dal vivo già 2 anni prima. 
  • Leave me Alone: cazzo, come sono invecchiati male i Rolling Stones! Ah no, è Lou Reed. Pezzo dall’anima rock castrata dal solito cantato privo di mordente e da un testo da cui mi tengo volentieri lontano, visti i precedenti. 
  • Vicious: Louie Louie, Reed? Basta copiare! Scherzi a parte, il pezzo di per sé è un buon rock-blues reso più aggressivo da fraseggi di chitarra distorta che qualcuno (non io) definirebbe proto-punk. Perché Lulu avrà copiato qua e là, ma è il padre di Sid. Assieme ad Andy Warhol, naturalmente.

Ok, basta così: ammetto di aver un po’ esagerato e mi scuso per lo sfogo puerile e qualunquista.

Non si può giudicare un pioniere del calibro di Lou Reed dall’ascolto sommario e di 5 canzoni, tantomeno dalle recenti, fallimentari collaborazioni con altri bolliti della musica (qualcuno ha detto Metallica?).

Riconosco di essere prevenuto e di aver infangato la memoria di un talento unico e irripetibile nella storia del rock: ma almeno io quei 5 pezzi li ho ascoltati.

 Stefano Calabrò

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