Coppie

A me piacciono i puttanieri

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(popeye.wikia.com)

A me piace un certo tipo di uomini.
Quelli un po’ confusi, che non sanno bene quale donna scegliere.
A me piacciono i puttanieri.
I puttanieri per me sono una droga, peggio delle galatine.
Ve lo giuro, ho provato a smettere, a uscirne, come i drogati, gli alcolizzati, quelli che guardano Masterchef.
Ma non ci riesco. Quando capisco che uno è un puttaniere… è più forte di me.
D’altronde in edicola non vendono il libro “E’ facile smettere di innamorarti di un puttaniere se sai come farlo”, e non esistono gruppi di innamorate di puttanieri anonime. A me mi ci vorrebbe una comunità di recupero per puttaneridipendenti, dove potrei, che ne so, passare il mio tempo a costruire cestini di vimini, a intarsiare comodini Luigi XV°, o a creare membri maschili di ogni forma e colore con la plastilina dura e poi andarli a vendere, come fanno quelli usciti dalle comunità.
“Comprerebbe un cestino di vimini Luigi XV° per noi puttanieridipendenti? …e un pisello viola?”
Lo so, io potrei anche scegliere un uomo diverso; un uomo che ti apre la portiera della macchina, che ti prepara la cenetta a casa, che ti fa i grattini mentre guardate un film tutti accoccolati inturcinati sul divano, che te paga il mutuo, finché ve cascano i capelli, ve cascano i denti, v’escono le vene varicose, sempre così, sempre insieme, tu e lui, lui e te…
…bella rottura de cojoni.
Io so’ romantica, eh.
‘Na volta a settimana.
Solitamente so’ romantica il martedì, quando in giro non c’è proprio un cazzo da fa’.
Che poi a me chi me lo dice che il bravo ragazzo non è bravo con tutte?
Pensateci un attimo.
I bravi ragazzi, altruisti, carucci, mica sono così per te. Sono così per loro. Perché so’ fatti così di carattere. E’ una deformazione professionale, anche la loro. Non sei tu che sei speciale.
E poi magari il ragazzo romantico è romantico una sera con te e il resto della settimana con altre sei diverse.
Magari il ragazzo romantico è un gran puttaniere.
Sì, perché il puttaniere, oggi, si nasconde ovunque. Non ci sono più i puttanieri di una volta, adesso il puttaniere non è più camicia aperta, petto villoso, crocifisso a grandezza naturale che ogni volta che se scopa una lo bacia e je dice “Daje gesùcri’, pure a questa l’emo sderenata!”, no! Una volta li riconoscevi, oggi si sono modernizzati, si mimetizzano, si nascondono nella società. So’ subdoli, so’ evoluti. E li trovi dappertutto.
Quello che quando vai a fare la spesa ti chiede se è buona quella marca di pelati… non te preoccupa’, non t’ha scambiato per la commessa: PUTTANIERE.
Quello che attacca bottone mentre portate a spasso i cani… subdolo: PUTTANIERE.
Quello che al semaforo ti lava il vetro: PUTTANIERE. Ti disegna il cuore sul vetro. Lo disegna a tutte il cuore! GRANDISSIMO PUTTANIERE.
L’animalista che cerca di circuirti per farti firmare la petizione: PUTTANIERE.
Il volontario dell’UNICEF che perde un’ora e quarantacinque minuti a spiegarti come fare con 50 centesimi a sfamare 300 bambini: PUTTANIERE.
Una ci prova a disintossicarsi dai puttanieri, a guarire, ma è inutile, so’ peggio dei cinesi, hanno invaso il mondo.
Ma a me piacciono, i puttanieri. Ve l’ho già detto? Però quelli normali, classici. Riconoscibili. Quelli sinceri. Ma che ne so, sarà che a me m’attrae il fascino del dozzinale. Mi piace l’uomo che ti manda i messaggi standard, quello che mentre state lì a scopare sbaglia nome, quello che ti dice che la sera rimane fino a tardi in ufficio a lavorare col capo chino sulla scrivania, quando in realtà la sera a lavorare col capo chino è solo Kasia, la segretaria polacca, quella bona; però sotto alla scrivania, non sopra.
Mi piace l’uomo che ti lascia -che piangi- in mezzo alla strada.
Poi però quando ti sei asciugata le lacrime, hai fatto un paio di chilometri a piedi per trovare una fermata, hai preso un autobus, la metropolitana, il tram, un altro autobus e gli sei andata sotto casa, prima di chiuderti la porta in faccia ti dice: “Scusa cara. C’ho un torneo de poker online.”
Che poi, a me, con più donne vanno e più mi piacciono.
Sì, perché più donne hanno e meno riesci a vederli, quindi tu li vedi quelle due-tre volte al mese, e tutto il resto del tempo lo passi a soffrire.
Perché a me soffrire mi piace. Più delle galatine.
Avete presente quella sofferenza brutta, esistenziale, che non esci più di casa e ti cominci a sentire tutti i dischi di Jo Donatello? Quello di ‘Giovanna Minigonna’.
Ecco, quella sofferenza lì.
E quella sofferenza te la garantisce solo il puttaniere che ti tratta male e ti dice un sacco di cazzate.
Ma basta con la sincerità a tutti i costi, troppo poco affascinante, scontata. Du’ palle. Vòi mette invece sta’ a casa a pensa’ co’ chi starà a scopa’ in quel momento?
Eh, il fascino dell’ignoto.
Quant’è bello essere un numero!
Perché io poi sono patita per le collezioni, sin da bambina. Colleziono ippopotami di porcellana, i calzini spaiati, i bollini delle banane chiquita.
Da quando frequento i puttanieri colleziono herpes vaginali.
Oh, il mio ginecologo mi porta con sé nei convegni come caso da mostrare. Sono soddisfazioni, giro un sacco di posti carini.
No, ma infatti ma chi smette, che siete matti?
Anzi, qui è davvero ora di cominciare a fare della pubblicità progresso ai puttanieri. E poi, diciamoci la verità, ma quando guardavate Braccio di Ferro, tra Braccio di Ferro e Bruto, chi vi sareste scopate? Bruto, no? Pe’ forza.
Bruto piava Olivia per il collo, la sbatteva, la tirava per aria, se la portava via tipo ‘n sacco de patate. Me faceva sangue, Bruto.
Invece Braccio di Ferro? POPEYE. Ma che cazzo de nome è “Popeye”? Le gambe corte, il culo basso, ‘sta passione smodata per gli spinaci… la vocetta falsettata… e poi, oh, ha chiamato il figlio PISELLINO.
E facciamocele, due domande.
Braccio di Ferro secondo me era frocio!

Alessandra Kre

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