Interviste - 20 January 2014

Un giovane disoccupato stronzo ci spiega perché la nostra generazione non trova lavoro

Siccome dall’alto tutti ci spiegano il perché della crisi e come mai i giovani non trovano lavoro ho deciso di chiedere spiegazione a chi non ne sa nulla: i giovani.

Intendo quelle figure mitologiche metà potrebbero e metà divano che si aggirano attorno ai trent’anni con il desiderio di cambiare alcune scelte fatte a cuor leggero una decina di anni prima.

Me ne sono andato in giro per Torino, Milano, Bologna e Padova a fare domande banali a persone banali. Poi ho scartato tutti quelli che non mi parevano sinceri e alla fine ho tenuto solo le risposte di un ragazzo che mi sembrava particolarmente stronzo. Perché nel suo essere stronzo in qualcosa ci azzecca.

Oltreuomo: ciao, ti va di spiegarmi perché a 30 anni ancora non hai un lavoro?

Giovane: certamente. Ma voglio precisare una cosa. Sono sicuro che di giovani come me ce ne sono tanti. Però la maggior parte preferisce dare la colpa agli altri. Io la colpa me la prendo tutta. Vorrei un lavoro ma solo se fosse come lo voglio. Sono uno da zero compromessi.

Oltreuomo: già non si capisce nulla. Per procedere con ordine direi di iniziare dal tuo profilo: descriviti.

Giovane: ho 32 anni, sono laureato in architettura e ho pure fatto il dottorato. Attualmente mando in giro CV.

Oltreuomo: ma dopo una laurea in architettura non potevi andare a lavorare? Perché ti sei fermato a fare il dottorato?

Giovane: perché non avevo voglia di andare a lavorare. Sarei finito in qualche posto vicino a casa e quindi probabilmente sarei tornato a vivere con i miei. Mi sono laureato in tempo, questo significa che a 25 anni dovevo scegliere se restare a cazzeggiare in università o diventare un adulto che vive con mamma. Tu cosa avresti scelto?

Oltreuomo: mi sembra che tu abbia scelto con criterio. Ma il dottorato non ti ha aperto delle porte?

Giovane: il dottorato e la carriera nell’istruzione pubblica vanno bene se sei una persona semplice. Cioè se vieni da un contesto che esalta il fatto che tu tenga corsi all’università, corregga tesi, abbia degli alunni e altre cose così.

Oltreuomo: tutti esaltano queste cose. Nell’immaginario comune il docente universitario è qualcuno benedetto da Dio che guadagna tanto e lavoro poco. E si fa la studentesse.

Giovane: sì ma nessuno diventa docente universitario. Ci si ferma prima, nello stadio del tanto lavoro e pochi soldi. Studentesse sì, per carità, ma non basta. Per chi viene da contesti dove le persone sono scarsamente istruite va bene, figurati tuo padre non laureato come si sente ad avere un figlio in cattedra. Ma i miei genitori sono entrambi laureati e svolgono lavori prestigiosi e ben pagati. Fossi rimasto in università non sarei mai arrivato ai loro livelli.

Oltreuomo: non sei comunque al loro livello, perché non fai altro? Adesso sei disoccupato, perché non ti trovi un lavoro.

Giovane: lo sto cercando ma non è facile. Alla mia età non posso fare un lavoro qualsiasi altrimenti farei brutta figura. Dieci anni fa potevo tranquillamente fare il barista, lavorare le estati come garzone o altri robe così. Mai fatto nulla, sia chiaro. Mi passavano i soldi i miei. Però avrei potuto. Non sarebbe stato imbarazzante. Adesso invece non posso nemmeno fare praticantato in uno studio da queste parti altrimenti sembrerei un comune geometra. Durante il dottorato sono stato a Londra a lavorare per una filiale di Renzo Piano, quando lo raccontavo ero quello figo. Capisci? Adesso dovrei perdere tempo dietro a scartoffie per aprire un cantiere a Barberino? A questo punto è più figo il mio idraulico che almeno si è comprato casa.

Oltreuomo: quindi secondo te bisognerebbe accettare di dire ‘faccio un lavoro che non mi piace ma almeno mi pagano?’

Giovane: praticamente sì. Prendi l’esempio dei creativi del video CoglioneNo. Quelli pretendono fare un lavoro figo che però nel mercato del lavoro spesso vale zero retribuzione. L’idraulico del video invece fa un lavoro che sarà quel che è ma che il mercato valuta 50 euro alla chiamata. Il valore economico di quello che fai mica te lo decidi da solo. Viene imposto dal sistema. Magari all’estero avrebbero più fortuna.

Oltreuomo: perché non sei rimasto a Londra?

Giovane: perché all’estero, a differenza che in Italia, quello che fai conta molto. Io avevo 26 anni e facevo un tirocinio mal pagato. In un posto figo ma per tutte le persone che conoscevo ero lontano dall’essere uno arrivato.

Oltreuomo: ma avevano ragione. Eri a inizio carriera. Cosa avresti voluto? Non capisco?

Giovane: in poche parole qui in Italia tutti possono fare i fighi con i soldi dei genitori. Pure io lo faccio. A Londra, invece, sembrava strano che potessi permettermi di fare le stesse cose di amici che ricoprivano già dei piccoli ruoli dirigenziali. Quindi me ne sono tornato qui dove nessuno si stupisce se un disoccupato fa la bella vita.

Oltreuomo: ma che lavoro vorresti fare?

Giovane: non ha nessuna importanza il lavoro che vorrei fare. Non ne ho idea. Però deve essere qualcosa per cui la gente possa stimarmi. Secondo te è dovrei abbandonare il periodo dei sogni giovanili, facciamo la start up e diventiamo ricchi, e buttarmi in quello del lavoro noioso e mal pagato. Il sogno di tutti giovani è lavorare poco ed essere strapagati. Ovviamente quasi nessuno ci riesce e quindi i trentenni passano le ore al pub a raccontare di quanto sia difficile questo periodo storico. Perché immaginavano una vita diversa da quella dei loro genitori. Immaginavano che una volta adulti sarebbero cambiate solo due cose: più soldi e più libertà. Questo è l’immaginario comune per tutti e ovviamente restiamo tutti delusi in principio. Poi alcuni se la mettono via e vanno a lavorare, si adattano. Altri, come me, restano ai margini fin che possono. Magari trovano qualche alibi per procrastinare il fallimento: master, dottorati, avventure all’estero, stage e corsi. Molti disoccupato sono ragazzi che non hanno ancora accettato di dover fare un lavoro vero. E che possono aspettare.

Oltreuomo: ma secondo te la crisi c’è?

Giovane: sole se vogliamo continuare a mantenere il tenore di vita che i nostri genitori da giovani non avrebbero nemmeno potuto immaginare.

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