Interviste

Parla l’uomo che ha chiamato signorine le dottoresse dell’Ospedale di Frattamaggiore

Buongiorno, da qualche ora sono il nuovo stagista di Oltreuomo. Mi hanno accettato perché mio zio è uno dei signori contro cui si rivolge il foglio appeso dalle dottoresse dell’ospedale di Frattamaggiore, che in questi giorni sta facendo tanto discutere.

In sostanza mi hanno detto che se intervistavo mio zio mi avrebbero fatto pubblicare il contenuto dell’intervista. Io gli ho detto che volevo fare una cosa divertente e loro mi hanno risposto che sarebbe sgarbato fare della comicità su di un caso di sessismo linguistico. Mi hanno anche detto che in questo caso, più che cercare di fare il simpatico, conviene riportare in modo preciso le parole di mio zio. Perché a meno che non sia una specie di mostro che odia le donne, dal perché di quel “signorine” poteva venire fuori un’interessante fotografia socio culturale del mondo che cambia.

Ecco l’intervista.

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– Zio, perché chiami le dottoresse dell’Ospedale di Frattamaggiore signorine e non dottoresse?

+ Perché sono donne. Chiamo le donne signorine e gli uomini giovane. Se hanno meno anni di me ovviamente… altrimenti chiamo tutti dottore e dottoressa.

– Non puoi chiamare dottore e dottoressa anche i medici più giovani di te?

+ Mi sembra cortese sottolineare il fatto che sono giovani.

– Una donna (ma in generale chiunque) desidera essere riconosciuta per il suo ruolo, non per il suo genere sessuale o la sua età. Chiamare un professionista giovane o signorina può risultare offensivo o svalutante nei confronti dello sforzo che ha fatto per imparare a fare quello cha sa fare.

+ Non so, io la donna delle pulizie non la chiamo colf. Mi pare più garbato chiamarla signorina o per nome. In ospedale faccio la stessa cosa e non pensavo che per questo venisse fuori un putiferio.

– Sicuramente ogni lavoro ha pari dignità, però è comprensibile che per un professionista dopo tanti anni di studio sia importante vedere riconosciuto il suo ruolo.

+ Beh, povera donna delle pulizie…

– Però zio, qui non è una questione di lotta tra donne con un diverso curriculum alle spalle, né di importanza dei diversi lavori. Quello contro cui si battono le dottoresse dell’Ospedale di Frattamaggiore è la disparità di trattamento tra uomini e donne. I dottori li chiamano dottori, le dottoresse invece signorine. Questo è sbagliato!

+ Sì sì, per carità. Ma io anche i professionisti maschi non li chiamo con il nome della loro professione. Cioè, l’idraulico non lo chiamo idraulico e l’elettricista non lo chiamo elettricista. E cosi il meccanico o il muratore…

– La professione medica è diversa. Quello che le dottoresse vogliono è che venga loro riconosciuto lo sforzo e il titolo raggiunto, non per un vezzo, ma perché viene riconosciuto ai loro colleghi uomini. Chiamare “signorina” una donna all’interno di un ambulatorio è un riflesso condizionato di una logica evidentemente maschilista. Come se non potessero esserci donne medico.

+ Ma ti pare che penso una scemenza del genere?

– Beh sono sicuro che l’avvocato lo chiami avvocato e il notaio lo chiami notaio.

+ Io non ho studiato come te, lo sai. Rispetto allo stesso modo tutti i mestieri perché se una cosa la fai con passione non importa se hai una laurea o meno. Ma questo secondo me. Il rispetto che do a chi lavora non risiede in come lo chiamo. Lo rispetto fidandomi di lui, pagandolo per tempo, magari consigliandolo a chi potrebbe avere bisogno di lui. In questo caso specifico ti dico che chiamo dottori solo i vecchi o quelli che mi fanno paura perché sono troppo seri.

– Beh, sei in ospedale non al circo… devono essere seri.

+ Quando vado in ospedale voglio sdrammatizzare. Non mi piace chiamare chi mi cura dottore o dottoressa, mi fa sentire più malato di quello che sono. Ci sono medici che sento di dover chiamare dottore o dottoressa, sono quelli più austeri, quelli che tengono una distanza e che sicuramente sono bravi come o più degli altri, ma mi fanno sempre un po’ di soggezione. Io preferisco quelli alla mano, un po’ informali, che mi curano e nello stesso tempo mi fanno quasi dimenticare che sono in ospedale.

– Va bene zio. Vuoi scusarti pubblicamente con le dottoresse dell’Ospedale di Frattamaggiore?

+ Sì, chiedo scusa alle dottoresse dell’Ospedale di Frattamaggiore. Complimenti per quello fate, non volevo mancare di rispetto.

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