Arte - 4 March 2014

Gli stereotipi degli aspiranti scrittori

L’Italia è un paese in cui, più che leggere, si scrive. Secondo le statistiche, quattro liceali su cinque dicono di voler diventare degli scrittori, mentre il quinto si accontenterebbe di fare il giornalista. Tutti noi abbiamo un amico, un conoscente, un noi-stessi che ha tentato, con alterne fortune, di farsi pubblicare un libro.

Per dare un pubblico a tutte le opere che vorrebbero finire in libreria, l’intera popolazione cinese dovrebbe mettersi leggere i volumi che ogni anno vengono inviati alle case editrici. Purtroppo, come è noto, i cinesi non capiscono minimamente l’italiano.

L’Oltreuomo fa uscire questo post per dare una pacca sulla spalla a tutti gli aspiranti scrittori e ricordare loro che non sono soli. Anzi, siete tantissimi. Addirittura troppi.

Lo scrittore maledetto

E’ l’alcolizzato che ha steso una patina di letteratura sul suo problema con la bottiglia. Ha frequentato una Facoltà umanistica, che ufficialmente disprezza, ma di cui va intimamente fiero. Scrive di notte per darsi un tono e perché l’alternativa sarebbe rileggere per l’ennesima volta John Fante. Adora anche Bukowski, di cui ha fatto propria la vena alcolista e la scrittura scurrile. Quando esce la sera, si definisce “scrittore” per far colpo sulle studentesse di Lettere. In realtà i suoi testi non sono mai arrivati sulla scrivania dell’editore perché, troppo ubriaco al momento di scrivere l’indirizzo a cui recapitare il pacco, li ha inviati al ferramenta che sta due numeri civici dopo la Mondadori.

L’autistico

L’autistico è una persona timida e introversa. Usa la pagina scritta per esprimere il proprio bisogno di socialità. Per questo le sue opere parlano di amori impossibili e amicizie profonde. In pratica, confonde l’editore con lo psicoterapeuta. Per lui la cosa migliore sarebbe incontrare qualcuno e farsi una passeggiata all’aperto, ma probabilmente si chiuderà in camera per riflettere sul perché nessuno gli pubblichi l’opera. I libri spesso sono più pericolosi per chi li scrive che per chi li legge.

Quello che si pubblica da solo

Il capitalismo si basa principalmente sul narcisismo del consumatore, non sull’utilità dei beni prodotti. Questo ha dato origine, tra le altre cose, a quelle case editrici che pubblicano a pagamento libri di esordienti. Superata una certa età, l’aspirante scrittore sente che, se il mercato lo rifiuta, bisogna passare all’attacco. Per questo investe cifre anche ingenti per farsi pubblicare un libro. Solitamente si tratta di edizioni indecenti, con le lettere stampate storte e la copertina in polistirolo. Tuttavia la confezione rimane di gran lunga superiore al contenuto.

Masterpiece è la versione a puntate di questo post

La ragazzina

La ragazzina è tale non per età anagrafica, ma mentale. Capita così di incontrare splendide milf che si vantano di aver scritto un libro di fiabe. O quarantenni che stanno completando una saga sugli amori adolescenziali con la trama copiata da Centovetrine. La nostalgia per il periodo della vita in cui si poteva ancora diventare mamme è una cosa normale che deve potersi esprimere anche tramite la letteratura. Poi per fortuna arrivano gli editori a cestinare certe porcherie.

Il poeta

Il poeta è una combo tra lo scrittore maledetto e l’autistico. I libri di poesie non hanno alcuna chance di venire pubblicati. Per questo la sua voglia di pubblico si riversa su familiari e amici. Se va bene, vi proporrà degli haiku. Se va male, poemi epici.

Il saggista

E’ curioso, ma esistono anche persone che dedicano il loro tempo libero ad approfondire in maniera ossessiva gli argomenti più disparati. Quindi, dopo 15 anni di studi approfonditi, il vostro carrozziere invierà ad un editore la sua ricerca sociologica sulle case di piacere nella bassa Toscana del primo ‘900. E quello scoppiato dello zio Giulio tenterà di farsi pubblicare la storia della sua famiglia. Le vie delle passioni umane sono infinite, quelle dell’editoria molto, molto più ristrette.

A questo punto, l’aspirante scrittore si chiederà se davvero non c’è speranza per le sue opere. Bisogna proprio essere dei geni per poter pubblicare una raccolta di racconti? Sopra gli scaffali delle librerie c’è spazio solo per i grandi classici? Nessuno vuole puntare su un esordiente? Neppure se è talentuoso? Chi sogna il proprio romanzo tra le mani di un lettore è destinato a dover pagare per farselo pubblicare?

Boh.

E io che ne so? Scrivo su un blog, mica libri.

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