Oltre V.I.P. - 18 April 2014

Gabriel José de la Concordia García Márquez, che vita.

“Non si muore quando si deve, ma quando si può.”

García Márquez è un po’ morto ma come capita spesso con questi personaggi è una morte lieve.

La sua biografia la trovate su wikipedia e di coccodrilli ne è piena la rete. Se invece volete un po’ di humor nero fatevi un giro su twitter. Credo che parlare di Márquez sarebbe superfluo quindi in questo post racconterò semplicemente un aneddoto che mi riguarda nel quale l’ho coinvolto a sua insaputa.

García Márquez

Un lustro e qualche anno fa, all’università dovevo dare un esame del cazzo: psicologia dell’arte. Uno di quegli esami che si inseriscono nel piano di studi per far crediti e media senza perdere tempo a studiare. La prof, una spocchiosa accademica in odor di femminismo, mi stava interrogando su qualcosa che proprio non riesco a ricordare. Nemmeno quella volta ci riuscivo, infatti non sapevo che rispondere.

“Maledizione, pensai, com’è sleale il rossore!”

La mancanza di qualche tipo di investimento rende audaci. Per esempio se si gioca a poker con soldi finti, il fatto di non aver nulla da perdere spinge a fare mosse avventate che mai faremmo in una partita vera. Stessa cosa, l’essermi presentato all’esame senza aver speso più di un pomeriggio a leggiucchiare svogliato dispense, mi riempiva di coraggio del vigliacco. Così mi sono ricordato di una delle prime lezioni in cui la prof aveva citato Cent’anni di solitudine, senza tuttavia ricordare a che proposito. Il libro l’avevo letto ma anni prima, così mi sono inventato un’avventura di Arcadio Buendia che funzionasse da esempio per il concetto che la prof pretendeva le dimostrassi di aver acquisito.

“L’ebbrezza del potere cominciò a decomporsi in raffiche di disagio.”

La prof, piuttosto che ammettere di non ricordare quel capitolo del libro di Márquez, mi disse che l’esempio spiegava perfettamente il concetto che voleva, si complimentò per il collegamento che ero stato in grado di stabilire e non ritenne di farmi altre domande.

Quel giorno ho scoperto che molti professori, soprattutto se in età avanzata, quando interrogano hanno due grossi punti deboli. Il primo è il totale disinteresse per chi hanno davanti. Ascoltano a malapena ed è possibile ottenere un voto onesto semplicemente recitando la sigla di Calendar Men a memoria. Il secondo è la totale incapacità di ammettere di non ricordare qualcosa. Se inventate date, ricerche, fatti storici o paradigmi convincenti loro si sentiranno minacciati da voi e vi liquideranno il più in fretta possibile.

Se studiate materie scientifiche siete fregati.

Detto ciò, leggetevi assolutamente Memorie delle mie puttane tristi che tanto ora tutte le librerie ve lo proporranno in economica. Ecco l’incipit.

“L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine. Mi ricordai di Rosa Cabarcas, la proprietaria di una casa clandestina che era solita avvertire i suoi buoni clienti quando aveva una novità disponibile. Non avevo mai ceduto a questa né ad altre delle sue molte tentazioni oscene, ma lei non credeva nella purezza dei miei principi. Anche la morale è una questione di tempo, diceva, con un sorriso maligno, te ne accorgerai.”

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