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Come riconoscere i passeggeri italiani su un volo Ryanair

Ryanair: un nome che evoca brividi al solo pensiero, agitando immediatamente spettri di controlli inflessibili, hostess sadiche, ritardi mostruosi, cibi carissimi, servizi infimi. Insomma, tutto quello che ogni buon italiano è disposto a sopportare pur di viaggiare pagando due lire, per poi ogni volta giurare di non farlo mai più. Riassumiamo qui i 5 comportamenti che vi fanno capire di essere capitati su un volo Ryanair con una buona percentuale di passeggeri italiani.

1. Il priority boarding

Pur avendo acquistato l’inutile imbarco prioritario, uno dei servizi che rende la prenotazione online un’interminabile corsa ad ostacoli (tra auto in affitto, carte telefoniche e pseudo-assicurazioni di viaggio necessarie ad evitare una morte lenta e dolorosa), l’italiano sfida gli altri passeggeri “prioritari” in una goffa corsa verso le scalette di accesso al velivolo che spesso lascia dei feriti gravi sulla pista.

La possibilità di lanciare sguardi di superiorità ai passeggeri “normali” mentre si fa la fila, non ha prezzo; per tutto il resto c’è Mastercard (che, se utilizzata per acquistare il volo, prevede una sovrattassa di circa 5 euro).

 

 2. Il bagaglio a mano

Tema ormai discusso da sociologi di fama internazionale, il rapporto tra gli italiani e le restrizioni del bagaglio a mano è diventato un po’ come il conflitto israelo-palestinese: nessuna mediazione sembra poterlo risolvere in maniera pacifica. Lo spettacolo tragicomico vede gente di ogni età tentare di infilare pachidermici trolley (riempiti fino all’ultimo centimetro cubico disponibile) in micro-ceste che rispettano le misure massime consentite a bordo. Muscoli in tensione, sudore, rabbia, speranza…

Alcuni esempi di italica ingenuità: “A Roma mi hanno fatto passare, non capisco perché qui mi fanno tutti questi problemi” (con 2 trolley, uno zaino e una busta della Conad evidentemente riempita in extremis con cibarie e cosmetici trafugati dall’albergo); “Non vi preoccupate, ci parlo io…” (i 4 mega-bagagli saranno fermati e multati per una spesa totale di 200 euro).

3. Il merchandising

Ryanair – si sa – affida una parte consistente dei suoi guadagni allo shopping a bordo. D’altronde come biasimare una compagnia che offre voli a prezzi ridicoli se tenta di rifarsi vendendo ogni tipo di prodotto immaginabile, in un bazaar turco fatto di luci, suoni e colori mirabolanti?

Il viaggio inizia con il claim: “Questo è un volo per non fumatori” (attirando, nella sua banalità, l’attenzione di tutti i tabagisti) “…ma se proprio non ce la fate a resistere abbiamo la soluzione per voi!”.
Con le sigarette senza fumo inizia un circo fatto di profumi, bevande, piadine, fino al colpo finale: la lotteria di beneficenza.

Lo steward imposta la voce in modo da sembrare il gattino di Shreck e il gioco è fatto: chi ha il coraggio di rifiutarsi di donare 2 euro ai bambini di qualche paese africano che vivono della carità di O’Leary?  E poi, diciamocelo, tutti pensiamo almeno per una frazione di secondo: “Non la vinco la 500 Abarth, ma se la vinco…”.

Naturalmente non esistono testimonianze di qualcuno che abbia mai vinto anche solo un prosciutto disossato, ma nel frattempo con i ricavi della lotteria il centro di accoglienza africano pubblicizzato assomiglierebbe più a un parco giochi extralusso con trenini, scivoli e gelati gratis 24 ore su 24.

4. Le misure di sicurezza

Durante la spiegazione delle misure di sicurezza, mentre la maggior parte dei passeggeri stranieri si dedica ad altre attività, gli italiani assumono una postura molto particolare, adottata solitamente da piloti di astronavi e bunjee-jumpers: testa attaccata al sedile, sudorazione aumentata, schiena dritta e occhi puntati sugli assistenti di volo.
Lo sguardo è quello di chi, nonostante sia palesemente annoiato da istruzioni viste, riviste e mai utilizzate, lotta con un subconscio che gli dice: “Non perderti neanche una secondo della spiegazione, o questo sarà l’ultimo volo che prendi”.

5. L’atterraggio

L’immagine degli italiani che, appena l’aereo tocca terra, si lanciano in scroscianti applausi, ringraziamenti alla Madonna di Medjugorje, fischi e celebrazioni varie è probabilmente figlia di un’atavica diffidenza verso i mezzi aerei, considerati causa di morte certa.

Tuttavia è un’altra la pratica comune che provoca spesso momenti di tensione e imbarazzanti richiami da parte degli assistenti di volo.

Nonostante sia esplicitamente vietato alzarsi prima che l’aereo sia completamente fermo, appena si sfiora il suolo ecco partire una melodia di click di apertura delle cinture, suonerie di cellulare e le prime teste cominciano a intravedersi sopra i sedili.

L’esperienza può assumere proporzioni infernali quando sul vostro volo è presente lo Juventus FC Club partenopeo, che dopo un’ora di volo tra cori razzisti e di venerazione verso Antonio Conte decide di alzarsi non appena si sfiora il terreno, iniziando a saltellare al ritmo di “Chi non salta interista è”.

Rob&Gug

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