Tecnologia

Esegesi di Twitter

Per i suoi primi dieci anni di vita, Facebook ha deciso di regalarci un pacchianissimo video in cui ci ricorda i “migliori” momenti passati assieme (?). Se non bastasse l’ingerenza di Mark Zuckerberg nella nostra vita privata, il discutibile trattamento dei dati personali degli utenti, nonché le possibilità pressoché nulle di tutela della privacy, tale clip (degna dei più tristi video prediciottesimo; senza, però, l’acida ironia data dai vestiti tamarri e dall’italiano stentato, caratteristica precipua di suddetti video) dovrebbe essere di per sé sufficiente a far programmare un esodo di massa dalla piattaforma social più utilizzata dell’universo. Tuttavia, stando ai dati diffusi da Alexo sulla società di Menlo Park, Facebook è il sito più visitato al mondo, avendo superato nel giugno di 2013 il colosso Google.

Essendo il sito più visitato al mondo, Facebook è ovviamente anche il social network più utilizzato. Nonché quello che, nell’immaginario collettivo, ha riscritto il concetto stesso di rete sociale tanto quanto quello dei rapporti interpersonali. Da quelli di carattere amicale a quelli di carattere giornalistico. Da quelli di carattere informatico a quelli di stampo industriale. Passando, inevitabilmente, per le relazioni sentimentali di qualsiasi tipologia e declinazione. Bei tempi quelli in cui Antoine Doinel (il protagonista di “Baci rubati” di Truffaut) si vedeva sfilare davanti un investigatore privato intento a collezionare prove per documentare la tresca della moglie di un cliente, così da giustificarne il divorzio. Ora, davanti al giudice, si possono portare stralci di chat e messaggistica varia. Un “i like” di troppo sul profilo sbagliato ci seppellirà. Facebook ne è perfettamente consapevole, e si bea di questo. Soprattutto si bea della nostra volontà di apparire. Sfruttando quella certa dose di narcisismo (che, in misura maggiore o minore, si trova in tutti noi) affinché vengano svelate quante più informazioni personali possibile. Lungi dall’essere un sapido poeta del contemporaneo, chi scrive su Facebook i fattacci suoi senza porre alcun filtro, oltre che essere schedato “involontariamente” in tutte le sue declinazioni consumistiche, presta il fianco a un insieme di intrusioni e fraintendimenti degno dei peggiori bar di paese. L’essere prolissi sul nostro vissuto non ci aiuterà: la via per la salvezza passa inevitabilmente per il concetto di “sintesi”.

Una delle cose che la gente tende a dare per scontato è l’immanenza. Se vent’anni fa vi avessero detto che nessun uomo al mondo avrebbe più posseduto un cellulare Ericsson, e che quest’ultima sarebbe stata assorbita dalla Sony la quale, a sua volta, non galleggia propriamente in placide acque, beh, con ogni probabilità gli avreste riso in faccia. E mi limito a qualche allusione tecnologica, perché nel campo dello scibile umano il crollo dell’immanenza, piuttosto che un’eccezione, è la regola cui molte persone non si assegnano a sottostare (Dorian Gray docet). Dal canto suo, il mondo dei social network non è da meno. Da quasi due anni, infatti, a fronte della sua quotazione in borsa Facebook si è trovato sempre di più sotto la lente di ingrandimento degli analisti. I quali storcevano il naso nel notare come la crescita di utenti fosse inferiore a quella preventivata. Da qui all’ipotizzare una fine di Facebook il passo è stato breve, con fior fiore di studiosi e ricercatori a dibattere su tempi e metodologie del crollo dell’impero di Zuckerberg. Perché sì, perché se ce lo fossimo dimenticato, anche i social network falliscono, come dimostra questo grafico:

twitter

(Che diavolo sarà mai “Orkut” dio solo lo sa…)

Le previsioni per la “fine” di Facebook si attestano sul 2020, quindi potete stare tutti tranquilli: avete ancora come minimo sei anni per sbirciare nelle vite degli altri. Nonché per lasciare che gli altri, a loro volta, sbircino nelle vostre.

In ogni caso, seguendo le orme di Facebook, anche Twitter ha deciso di quotarsi in borsa, nonostante possa contare solo sulla metà di iscritti rispetto a Facebook (500 milioni vs 1 miliardo), nonché di un quarto degli utenti attivi. Se Facebook imploderà nel 2020 (quindi è solo questione di tempo), non vi sono tuttora dati che ipotizzino la fine di Twitter, quindi considerare quest’ultimo social network nelle sue sfaccettature diviene ben più interessante. Perché, a differenza del suo illustre competitor, Twitter concede agli utenti solamente 140 caratteri per esprimersi. Così che il dono della sintesi diventa indispensabile tanto quanto quello della parsimonia di informazioni. Non a caso, trascinati dall’estasi dell’esternazione breve e immediata, molte persone finiscono per scrivere più facilmente corbellerie su Twitter piuttosto che su Facebook, convinte che il “limitato” bacino d’utenza di quest’ultimo le salverà dalla (spesso meritata) gogna mediatica.

twitter santanche

(la grammatica, si sa, non è di casa chez Sallusti…)

twitter emiliano

(e l’italiano, per contro, non è di casa chez Emiliano…)

Tuttavia, proprio per questa necessità di sinteticità espressiva, Twitter è ben più interessante di Facebook per capire certe dinamiche sociali. Soprattutto nell’ambito dei supposti “opinion leader” ovvero coloro i quali, con le proprie considerazioni ed esternazioni, smuovono milioni di coscienze e intelletti umani. Prima di intraprendere la seguente “galleria” di curiosità legate a Twitter, vorrei fare una breve infarinatura di termini legati al social network di San Francisco, così da permettere a chiunque di comprendere le dinamiche che andrò a evidenziare.

Innanzi tutto, è bene sottolineare nuovamente che un utente Twitter può esprimere un suo pensiero in soli 140 caratteri. Non uno di più non uno di meno. All’interno del suo status (escludendo link e altre tipologie di interazione con altri social network) può compiere due azioni principali: “taggare” un altro utente (sia esso una persona fisica tanto quanto un’istituzione e/o un’azienda) per mezzo del tasto “@”, oppure creare/seguire un argomento per mezzo del tasto “#” (hashtag). Tanto più un argomento e ripreso (re-twittato), tanto più l’hashtag sarà diffuso all’interno del social network, diventando così un “trend-topic”. Allo stesso tempo, chiunque venga chiamato in causa tramite tag può interagire con la conversazione cui viene riferito, come dimostra questo chiaro esempio:

twitter cetica

(in questo caso, per correttezza, Cetica avrebbe dovuto taggare anche la sorella di Montino: Twitter ha il suo galateo.)

Dal proprio profilo un utente può seguire altri utenti (diventando così un follower), oppure venir seguito a sua volta da altre persone (following). Inutile dire che Fracazzo da Velletri avrà pochi follower, mentre Barack Obama ne avrà diverse decine di milioni. Il rapporto followers/following è uno dei più interessanti di Twitter e, come vedremo in questa galleria, ci darà diversi spunti per considerare al realtà social-multimediale che ci circonda.

– Nemo propheta in patria: iniziamo con un po’ di meta-social networking; la piattaforma social più seguita in Twitter non è Twitter medesimo! Youtube (quasi 40 milioni di follower) e Instagram (poco più di 30 milioni) superano il colosso di San Francisco, attestandosi nella top ten dei profili con più follower. Ironia della sorte, con i suoi 29 milioni di follower Twitter deve guardare la classifica dei primi dieci profili più seguiti dalla pagina successiva: è, per l’appunto, undicesimo. Piccola soddisfazione personale: Facebook (13,5 milioni di follower) è 43°, superato di una posizione (ennesima ironia della sorte) da “Twitter en español” (?). ¡Que viva el pájaro!

– #parappatherapper: se fossi un antropologo in cerca di vincere il premio IgNobel (quello dato alle ricerche scientifiche più assurde), di certo cercherei di capire come mai Twitter è decisamente infestato da rapper. Tra i primi cento profili per numero di follower, infatti, un gran numero sono profili di rapper più o meno conosciuti, che deliziano i loro follower con perle di saggezza difficilmente riassumibili in 140 caratteri. Lo slang, infatti, la fa da padrone, così che crasi, onomatopee, sintesi ed errori grammaticali vari adornano gli status degli Shakespeare del terzo millennio.

twitter snoop dogg

(2Pac perdonali, non sanno ciò che twittano)

– Follow me, then I follow you: questa frase, che sembra il ritornello di una canzone di Katy Perry (l’account più seguito al mondo con oltre 50 milioni di follower), riassume in realtà una problematica abbastanza spinosa per un opinion-leader su Twitter: “se io sono così famoso/importante da essere seguito da milioni di persone, chi e perché dovrei seguire a mia volta?”. Non a caso i personaggi più importanti seguono un numero di profili infinitesimale rispetto a quello dei follower che hanno. Katy Perry, ad esempio, a fronte di 50 milioni di follower segue soltanto 132 persone. Justin Timberlake, che ha circa 20 milioni di follower in meno rispetto a Katy Perry (e, nonostante ciò, è nella top ten), segue la miseria di 66 persone. Miseria? Mica tanto. Eminem, 29° in classifica con 17 milioni di follower, non segue nemmeno una persona. Pensate sia l’unico? Vi sbagliate, ma lo scopriremo poi. Intanto vale la pena sottolineare che il buon Barack Obama, dall’alto del suo terzo gradino del podio, segue 653.000 profili. Tra i famosi nessuno come lui (per capirci, per ottenere gli stessi following di Obama dovremmo sommare quelli di Justin Bieber, Lady Gaga e Britney Spears: non propriamente degli statisti). Un presidente twittarolo!

– Cuore di papà: oggettivamente parlando, nulla è meglio di Facebook per poter sbirciare la vita privata degli altri. Allo stesso tempo, nulla è meglio di Facebook per “controllare” le persone che ci stanno vicino. All’inizio lo si faceva maggiormente con gli amici, poi si è passati ai partner (che, ovviamente, si sono conosciuti e corteggiati su Facebook). Infine, causa il grande boom del social network zuckerberghiano, si è finiti con il dare l’amicizia alle uniche persone alle quali mai lo si sarebbe voluto/dovuto fare: i nostri genitori. Da lì, inevitabilmente, si è passati da controllori a controllati, attualizzando il motto latino: Quis custodiet ipsos custodes? Tuttavia, sebbene Facebook resti tuttora il top di gamma in merito, anche Twitter riserva le sue curiosità. Un esempio su tutti? Jim Carrey. Già, perché il caro Ace Ventura (50° in classifica con 12 milioni di follower) trova il tempo di seguire una sola persona: sua figlia Jane. Attenta, Jane, inizia il Truman Show!

– Let’s talk about S…port: qualche breve pillola di sport per intrattenere l’italiano medio che c’è in noi: la NBA ha più follower dell’NFL (9,3 milioni vs 5,8), nonostante la NFL sia la lega sportiva più seguita negli Stati Uniti. Cristiano Ronaldo (24,4 milioni di follower per un onorevole 14° posto) è lo sportivo più seguito. Dopo di lui Kakà, il quale vanta 18 milioni di follower (23° posto). La squadra di calcio più seguita al mondo è il Barcellona (11 milioni di follower), che si attesta al 63° posto. Il Real Madrid, acerrimo rivale del Barça, è la seconda squadra con più follower al mondo (10 milioni, 70° posto). Lo sportivo italiano più seguito su Twitter è, manco a dirlo, Valentino Rossi con 2 milioni e mezzo di follower.

– Affaire “Obama”: un presidente così twittarolo non poteva non cadere nella trappola della sovra-esposizione multimediale. Così, dopo il selfie con la premier danese ai funerali di Mandela,

obama-selfie

(“Tranquilla, quello scemo di Cameron lo scarichiamo a Michelle, che ultimamente mi si è fatta un po’ buzzicona!”)

Barack nostro è incappato in una sospetta liaison dangereuse con la cantante Beyoncé Knowles (al 46° posto, con più di 13 milioni di follower). Ironia della sorte, nonostante mezzo mondo segua Obama, Beyoncé non è tra questi: il Presidente, infatti, non figura tra i suoi soli 8 follower (mentre lei è tra i fortunati 653000). A chiudere il triangolo Michelle Obama, 5,3 milioni di follower e 9 following. Lei, sì, fedele alla linea, segue il maritino dal selfie facile.

– T(witte)rascendenza: torniamo alle cose serie; volete sapere chi è il secondo utente di Twitter dopo Eminem che si fregia di non seguire nessuno? Il Dalai Lama. A fronte di 8,4 milioni di follower (95° in classifica, tra Ronaldinho e Paulina Rubio), infatti, la guida spirituale del Tibet non segue nessuno. E perché mai dovrebbe? Una divinità incarnata usa Twitter solamente per comunicare visto che la conoscenza è già insita in lui. La rockstar del momento (cioè Papa Francesco), invece, si situa al 364° posto, con “soli” 3,6 milioni di utenti (in compenso segue 8 profili, ovvero tutte le versioni multi-linguistiche del suo account Twitter: tedesco, spagnolo, polacco, portoghese, italiano, francese, arabo e latino!). Meglio di lui addirittura il teologo saudita Mohamad al-Arefe, con 8 milioni di follower e un onorevolissimo 102° posto. Perché cito al-Arefe? Perché è il primo profilo Twitter scritto in un alfabeto che non sia quello latino!

– 3 di 3: siamo agli sgoccioli! Ecco delle coincidenze su cui riflettere: i primi tre profili Twitter per numero di follower sono nordamericani (Katy Perry, Justin Bieber, Barack Obama), i primi tre per numero di following sono arabi, mentre i primi tre per numero di tweet sono giapponesi. Non leggendo né l’arabo né il giapponese non ho idea di cosa trattino suddetti profili, ma la curiosità della coincidenza non è da poco!

– “Re-twittami!” “No, dammi l’amicizia!”: se anche i ricchi piangono, ugualmente il dramma delle reti sociali tocca i loro stessi inventori. Se, come ricordato in precedenza, Facebook ha un suo account Twitter, il buon vecchio Zucca-Zuckerberg non ne vuol proprio sapere di twittare. Al CEO di Facebook, infatti, non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di calarsi nel mondo dell’uccellino azzurro, fosse anche semplicemente per “carpire” qualche segreto dal più diretto concorrente. Al contrario, il fondatore di Twitter Jack Dorsey ha un profilo Facebook.

Ci credereste? Tra i suoi 274 amici c’è anche Mark Zuckerberg!

 Andrea Gratton

Fonte dati: twittercounter.com

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