Scuola

Come ho cercato di diventare un grammar nazi

I grammar nazi sono al terzo posto nella greatest hits delle piaghe del momento, preceduti solo dall’ebola e dal nuovo album di Raffaella Fico. A differenza degli altri due però i grammar nazi sono molto diffusi. Li trovi ovunque, si mimetizzano con l’ambiente fino a quando qualcuno commette un errore grammaticale. Allora escono allo scoperto e con il ditino bacchettano l’ignorante che ha appena fatto un insalata russa di tempi verbali.

fico

Il fenomeno mi incuriosiva, allora sono entrato in un bar. Ho ordinato un caffè. “E mettimi anche due diti di latte, grazie” ho specificato. Come mi aspettavo l’errore grammaticale ha allertato un grammar nazi. Da sotto il bancone è infatti uscito un nanetto con gli occhi cattivi. “Si dice dita non diti!” Ha urlato puntandomi un dito pacioccone addosso.

Volevo scoprire come si diventa grammar nazi, cosa li eccita tanto nel correggere ostinatamente le scoregge grammaticali altrui. Temevo che dopo avermi redarguito il nanetto sarebbe scappato, così ho cercato di attirare il suo interesse.

“Hai ragione, piccolo grammar nazi. Grazie! Se non ci foste voi, il mondo sarebbe peggiore. Grazie per essere il moto pic sui coglioni che ogni giorno ci ricorda la nostra ignoranza.”

Il nanetto ha sorriso soddisfatto, non so se per il complimento o perché avevo azzeccato i tempi verbali dell’ipotetica. “Lo so. Siamo severi, ma giusti. – ha ghignato – Ma il nostro numero è ancora troppo esiguo per curare l’analfabetismo di ritorno di tutti gli spettatori di Uomini & Donne. Perciò reclutiamo continuamente nuovi talenti.”

“Talenti?”

“Sì, perché anche scassare il cazzo è una forma d’arte. Anzi, ti dirò di più: scassare il cazzo è l’unica forma d’arte che la cultura pop non ha ancora contaminato, perché richiede una costanza e una pedanteria che sono in perfetta antitesi con la superficialità del pop.”

“La differenza tra Proust e Barricco, per dire?”

“Sì. Baricco andrebbe con una erre, ma su di lui puoi sfogarti, non me la prendo.”

“Ok. Be’, mi piacerebbe diventare un grammar nazi.” Stavo mentendo, però volevo capire come funzionano le selezioni per entrare nella loro squadra. Immaginavo un palco su cui devi coniugare il verbo cuocere e da cui vieni cacciato a insulti da Morgan quando sbagli il passato remoto. Però Mika no, lui non poteva essere tra i giudici.

“Tieni, leggi questa brochure.” Il nanetto mi porse un libriccino pieno di appunti. Diedi un’occhiata all’indice. Intanto  il grammar nazi saltellava su e giù per il locale dando calci nelle caviglie a ordinava chi “Un aranciata” e ad una ragazza che al telefono diceva di aver appena comprato Un’aspirapolvere nuova”. Comunque l’indice della brochure era questo:

  • Correggere per vivere, vivere per correggere….pag. 2
  • Come sopprimere chi sbaglia i congiuntivi…pag. 5
  • Accenti e punteggiatura. Anche l’occhio vuole la sua parte…pag. 9
  • I 10 sostantivi di cui non puoi sbagliare il plurale…pag.12
  • Emendare la Crusca e altri svaghi….pag. 15

“Scusami, c’è molto da correggere in questo bar di capre.” Disse il grammar nazi avvicinandosi a me. Era tutto sudato, compresi quanto è difficile far rispettare le leggi della grammatica. “Allora, cosa ne dici?” Mi chiese speranzoso.

“Interessante. Mi piacerebbe approfondire.” Mentivo, ma volevo capirne di più, conoscere meglio il mondo grammar nazi.

“Che bello!” disse il nanetto saltellando sulle sue gambette tozze. “Bene, ti lascio l’invito alla riunione di domani sera. Ci troviamo per leggere il Devoto-Oli. Siamo arrivati a metà della lettera M, ma a inizio serata facciamo sempre il riassunto delle puntate precedenti.” E così dicendo cacciò fuori dalla tasca un volantino, l’invito alla serata del giorno dopo.

“Ok, da qua.”

Prima che potessi afferrare il foglietto, lui ritrasse la mano. Mi guardava con occhi spaesati, la bocca aperta. All’inizio non capii, poi mi resi conto. Abbassai lo sguardo. Lui mormorò: “Anche tu…” e uscì in silenzio dal bar, senza neppure correggermi.

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