Scuola

5 buone ragioni per cui NON andare a studiare in aula studio

Per molti l’aula studia rappresenta una tappa obbligatoria della vita. È quella specie di girone infernale dove gli studenti delle più svariate facoltà si ritrovano per combattere la solitudine dello studio. Ma è ormai dimostrato nella pratica che è il peggior posto possibile per chi vuole laurearsi, e in alcuni casi ti inghiotte con i suoi tentacoli per non lasciarti mai più. Vediamo quindi oggi le 5 buone ragioni per NON studiare in aula studio, dedicato al povero Alfredo Eguino, che ormai ci dorme dentro.

#1. Pause sigaretta

Le multinazionali del tabacco sopravvivono solo grazie ai fuoricorso. Il problema di queste pause è che durano mediamente dalle dodici alle diciotto ore, ovvero quanto il turno di un operaio specializzato polacco, e sono dannose sia per il percorso di Laurea – che è comunque già irrimediabilmente compromesso – sia per la salute. Per questo molto spesso andare in aula studio non significa altro che fumare tre o quattro pacchi di sigarette e ritornare a casa con i polmoni che implorano pietà. Nei casi migliori il libro dell’esame è stato aperto solamente per strappare dei pezzi di carta perché erano finite le cartine. La cosa interessante è che la ragazza per la quale vi beccherete una denuncia per stalking è pure un mezzo cesso, ma nel postribolo somatico dove vi ritrovate spicca per avvenenza.

#2. La figa

Tendenzialmente l’aspetto dei frequentatori delle aule studio è peggiore dei protagonisti di un film splatter neozelandese. Ma c’è sempre in mezzo al degrado una ragazza figa che attira la nostra attenzione. A quel punto, immersi in uno dei posti più decadenti del pianeta, la ragazza in questione assume valori mistico-religiosi per il nostro cervello che non fa altro che comandarci di fissargli le tette. La distrazione è tale che anche se leggiamo un testo di architettura settecentesca, scambiamo le panciotte delle d e delle b per due zinne belle sode. Se la ragazza vi fissa a sua volta sappiate che non sta corrispondendo, ma sta cercando di memorizzare i vostri tratti somatici per andarvi a denunciare alla caserma più vicina.

#3. La puzza

Il porcile di mia nonna è più profumato. Le aule studio infatti raccolgono una quantità di odori che farebbero venire un attacco epilettico ad un cane da tartufo. C’è la tipa che non si lava e cerca di mascherare la cosa con ettolitri di Chanel, il tipo che non si lava e non cerca di mascherare minimamente la cosa, i liceali che vengono a ripassare dopo aver fatto due ore di educazione fisica senza doccia la mattina, il tizio che entra con un alano che non manca di cagare in mezzo ai banchi (il padrone intendo). Insomma, difficilmente se ne esce vivi.

#4. Il matto

Le aule studio sono un abituale ritrovo di matti, che per quanto a volte siano anche fonte di ilarità, sono anche abbastanza rumorosi se si è in cerca di concentrazione. Studiare il sistema elettivo cecoslovacco è complicato se ti ritrovi accanto un tizio che finge di essere al cellulare con il presidente Obama utilizzando una banana al posto del telefono. Anche perché non è da tutti i giorni ricevere telefonate di Obama su una banana, perciò il tizio in questione deve urlare come un ossesso affinché i presenti possano sentire che lui sta conversando con il presidente degli stati uniti. Altri matti invece usano accoltellare gli studenti, ma almeno quelli lo fanno in silenzio.

#5. I distributori

I distributori automatici sono pericolosissimi. Anche se riuscirete mai a laurearvi, il giorno dopo verrete sicuramente colti da qualche malattia mortale causata da tutti gli intrugli che vi siete trangugiati in anni di aula studio. Il caffé dei distributori è chiaramente costituito per il 10% d’acqua e per il restante da piscio di gatto; il sapore non mente. Per non parlare degli snack: barrette di cioccolato peruviane importate in navi cargo infestate da topi, a cui oltretutto è stata cambiata la data di scadenza per non buttarle via. Vi siete mai chiesti perché il tizio dei distributori usa sempre i guanti?

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