Le favole dell'Oltreuomo - 28 October 2016

Come vive la notte un ragazzo tornato single da poco

Devo dire che ora sto bene. L’ultima volta ci siamo lasciati con… cavoli… dovevo proprio dire “ci siamo lasciati”… scusate, un sorso di prozac e ricominciamo. Devo dire che ora sto bene. La mia mente è più leggera e guarda con serenità all’orizzonte, come detto l’ultima volta. Accoppiarmi non rientra più fra i miei attuali interessi. Infatti so che le donne non insistono perché rispettano questa mia scelta. Non insistevano neanche prima, probabilmente per un eccesso di discrezione. Persone beneducate. Ma sapete, potrei anche sbagliarmi. Del resto è solo uno dei tanti pensieri che mi fanno visita di notte. Difatti, un’altra novità del ritorno alla condizione di single è proprio questo sconvolgente cambio di percezione e riflessioni tra il giorno e la notte.  E’ come dividere la propria vita mentale in due zone diverse. Di giorno sono effettivamente sereno, perché ho la possibilità di concentrarmi sul presente, sul mio lavoro e sui miei studi. Ottime ragioni per le quali la realtà ha tutto il diritto di farmi sentire uno schifo. Ma la notte non c’è scampo. Qua posso sentirmi pienamente uno schifo, senza etichette sociali e culturali, perché sono io il giudice che può deciderlo.  Basta cuoricini in chat tra le lenzuola. Adesso posso solo ammirare il soffitto e pregare di non avere attacchi di malinconia tali da impugnare l’mp3 e cliccare la discografia di Max Pezzali. Fortuna che ho una psiche solida. Che poi dai, l’immagine del piangente tra note struggenti è un clichè da abbandonare.  E’ solo che certe volte capita che appena prima di dormire mi sembra di sentire il suo ricordo che mi bussa.  Il ricordo di Pezzali, intendo. Continuo a tenere gli occhi spalancati, nella speranza di annullare ogni pensiero. Affiorano dal soffitto vecchie scene di un film dai colori sbiaditi, non proprio in bianco e nero ma quasi. Inquadrature di facce che si incontrano, scambi di sorrisi complici e passeggiate di campagna. “Che squallore! Io c’avrei messo più culi e capezzoli ” dico polemico al mio regista immaginario, sapendo benissimo che vederli non può farmi altro che male. Giungo allora a un compromesso: strizzo gli occhi e dipingo dei contorni che in effetti ricordano dei capezzoli, ma sono i miei. I culi non sono mai stato bravo a disegnarli, lo diceva anche la mia maestra delle elementari, perciò li lascio perdere. Nel frattempo, tuttavia, noto che i miei disegni mentali cominciano a sortire uno strano effetto. Una mano guardinga scivola senza fretta nelle profondità della mia solitudine. Ah la goduria dei preliminari… ma a parte una breve scarica, non rimane alcun sentimento. Fisicità e tristezza, nulla più. Tant’è vero che alla fine non riesco a trattenere una lacrima, che sento scorrere lungo la gamba. La notte, comunque, resta dannatamente lunga da attraversare, specie se al buio si accavallano meditazioni e meditazioni sui quando, dove e come mai. Ma chi sarai. Per fare questo a me. Ed ecco giungere la rassicurante sentenza: il passato è un paradiso perduto, domani è un baratro di futilità, alla faccia di chi accusa i giovani di scarsa iniziativa. Detto questo, spero sinceramente  che anche la mia ex e il suo nuovo compagno di giochi non chiudano occhio. Purché non nello stesso tempo e luogo. Finalmente sento il mio cervello sgombrarsi, ma fra tutte le domande in dissolvenza ce n’è una che resiste di fronte a me, in tutta la sua pregnanza: come cazzo si chiamava il biondino degli 883? Gli auguro un buon riposo, se lo merita almeno lui. Fuori albeggia e mi tolgo le cuffie. Il resto è silenzio.

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