Le favole dell'Oltreuomo - 15 November 2016

Modi per superare la fine di una storia: lo psicoterapeuta immaginario

Un pomeriggio tranquillo. Mi dirigo verso il salotto. La casa è deserta. “Mmm il momento è propizio” penso tra me e me. E anche ciò che ho intenzione di fare si svolgerà tra me e me. Eh sì, è l’ora del consueto appuntamento che non può mancare nell’agenda di qualsiasi semi-post adolescente sulla Terra… un dialogo terapeutico interiore che possa aiutarmi a chiarire le fatiche della giornata, i drammi sentimentali e il mio essere-nel-mondo. Così, mi preparo a incontrare il mio psicanalista, felice parto della mia mente, come tutti i giorni alle 16. Mi stendo sul divano ed eccolo materializzarsi lì vicino.

mr robot

“Sa Luca, questa cosa sta diventando preoccupante. Ci sono modi più divertenti per passare il pomeriggio”

“Lo so, ma il capitolo su Heidegger l’ho già finito. E poi cosa dovrei fare? Rivolgermi a uno vero?

“Certo che no! Sappiamo entrambi che lei è un pezzente

“Allora inizi a farmi le sue solite domande”.

(Preferisce mantenere un certo distacco professionale. Sapete com’è, per evitare transfert, innamoramenti medico-paziente e robe simili)

 

“Dunque… cosa prova pensando  all’ultima partner che l’ha lasciato?”

“Che devo vivere la mia vita perché sono una persona degna d’amore, che non ci sono più le mezze stagioni e altri luoghi comuni. Ah, è che il softair è bello quando la tua ragazza non va a giocarci la domenica mattina con una compagnia di estranei”

(Intanto prende nota. Il softair è un motivo ricorrente dell’inconscio, lo diceva anche Jung)

 

“E cosa pensa ora del softair?”

“Che purtroppo i bracconieri miopi della domenica sono rari”

“Mi accenni anche a esperienze precedenti. I primi frammenti che le vengono in mente”

“Ricordo che la precedente ex, temeva di trasferirsi a Verona per studiare. Pensava che ci saremmo visti troppo poco. Che tenerezza. Ora non ci vediamo proprio, ma qualcosa mi dice che non è per la lontananza”

“Forse perchè è rimasta qui e vi vedevate solo di notte e solo se i suoi erano in montagna, ma lei Luca assecondava questo suo atteggiamento nella remota speranza di una relazione normale

“Ah sì ecco cos’era. E prima ancora c’era quella di Milano, conosciuta a letteratura americana. Li pensavo di avere la strada spianata. Sa, Whitman citato alla cazzo fa sempre salire l’ormone. Siamo usciti qualche volta in estate. Simpatia, intelligenza, savoir faire: tutto pronto per il colpo decisivo”

“Quindi l’ha mancato clamorosamente”

“Già. E sa un’altra cosa?”

“Cosa?”

“Che la veronese mancata, all’epoca semplice amica, ne era comunque gelosa: così ebbe inizio il delirio che ha ricordato prima”

(Riempie il bloc-notes, rimuginando qua e là. Finché se ne esce con un’autentica rivelazione)

 

“Il tempo è scaduto, alla prossima”

“No aspetti, vorrei un suo parere sulla mia situazione”

Si risiede

“Beh, non sono un esperto, d’altronde sono solo un frutto della sua fantasia. Direi che soffre di scarsa autostima, che la induce a idealizzare la figura femminile. Non sa gestire un approccio in maniera naturale e lo stesso dicasi per l’eventuale distacco. In entrambe le fasi mostra da sempre una paura patologica. Lei ripete schemi simili che non fanno altro che acuire questo circolo vizioso”

“Tutte le volte la stessa diagnosi. Ma avrò anche dei difetti se con le donne sono un disastro no?!

 

(Il dottore mi guarda con aria assai sconsolata, come sempre)

“Senta.. è mezz’ora che parla da solo, lo sappiamo entrambi. Le sembra un modo naturale per elaborare il distacco?”

“Lo fanno tutti”

Sì, ma senza chiamare e prendere un appuntamento!

(Non ha tutti i torti. E poi la sua segretaria non mi è mai stata simpatica)

“Non vorrà suggerirmi di parlarne con altri? Altri esseri umani intendo, gente reale”

“Per ora non arriverei a quei punti. Aspettiamo. Nel frattempo, potrebbe dedicarsi alla scrittura”

“Beh scrivo qualche articolo per un giornale, come sa. Anche se ogni tanto sento di fare più fatica del solito. Cioè, agli inizi mi fiondavo sulla tastiera subito dopo aver seguito un evento, una conferenza o quello che era. Non mi importava dell’argomento in sé. Poteva trattarsi di un incontro con la Lega locale, di una mostra su un pittore/salumiere suicida, di una protesta contro la lobby gerontocratica del briscolone al bar del paese.  Il solo pensiero di ordinare quegli appunti e farne un piccolo universo mi rendeva felice, era quello il fatto. Poi è successo quello che è successo e di colpo scrivere non aveva più lo stesso sapore. L’idea di raccontare era qualcosa che in quel momento si stava via via spegnendo, come tutto il resto. Nessuno dei personaggi o delle storie che dovevo plasmare sembrava capace di restituirmi l’illusione di un senso. Ma il tempo è galantuomo e ogni giorno mi aiuta a ritrovare la voglia di affrontare la pagina bianca”

 

“Questo è positivo. Ecco perché le suggerisco di fare un ulteriore passo. Non si occupi solo del giornale, cerchi di esprimere questo groviglio di emozioni che sta vivendo in un diario. O magari per un blog e condividere tutto questo con un pubblico”

(Interessante. Qualche post e una manciata di lettori avrebbero sostituito una terapia costosamente (ergo dolorosamente) reale? Vale la pena tentare)

“Beh, buona giornata” fa l’analista.

(Ma poco prima che evapori dalla mia mente,  lo trattengo per un ultimo dubbio. Lui ha già intuito e me lo stronca sul nascere)

No, masturbarsi non è tecnicamente un’emozione – e condividerlo con altre persone non consenzienti è reato.”

Peccato. 

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