Scuola - 17 November 2016

Lettera aperta alla Matematica

Cara (ma anche no) Matematica,

 

ti scrivo questa lettera per poter riallacciare il nostro rapporto. Sì lo so, non ci siamo sentiti per molti mesi. Credo che l’ultima volta sia stata a gennaio 2015, dopo l’esame. Quando mi hai sbattuto in faccia i 2 punti che mancavano alla sufficienza. L’avrei accettato quel 18. Con la gioia del cuore.

homer

Il destino aveva altri piani per me, evidentemente.

Ma non è sempre stato così, anzi.

Fino a qualche anno fa eravamo in ottimi rapporti. Tutto mi era chiaro, semplice, lineare.

Capivo tutto, verifiche ed interrogazioni erano semplici. Che bello. Ma il problema con le cose belle è che finiscono.

 

L’anno della maturità abbiamo cominciato a non capirci. Sempre più dubbi dove prima c’erano le certezze. “Può capitare”, mi dicevo, “può capitare”. Sono andato a ripetizioni. Per provare almeno a ricucire insieme il nostro rapporto. E ci siamo riusciti. All’ esame tutto facile, era come i primi tempi.

Poi, l’estate.

L’estate che uccide mille rapporti. 3 mesi separati. Con l’inizio dell’università sei diventata semplicemente incomprensibile. L’estate aveva colpito anche noi.  Il nostro precario rapporto. Che credevo ritornato solido.

 

Eri semplicemente troppo per me. 12 crediti. Condensati in un’ora e mezza di esame. Lo scritto alle 10.00, risultati pubblici alle 15.00. Con quella punta di sadismo che non hai mai disdegnato.

Ci ho sbattuto la testa più di una volta, lo ammetto. Vuoi che non ti ho dato le giuste attenzioni, vuoi la sfortuna (bastava una singola crocetta, UNA SOLA), ma non sono riuscito a chiudere la questione esame.

 

Perché ti scrivo proprio ora? Perché ho dovuto riprenderti in mano, tornare sulle sudate carte.

Arrovellandomi per giorni interi dietro ad un esercizio che non viene, poi magari si scopre che è un errore di copiatura dal libro. Sei sempre sadica, sempre.

 

Perciò ti chiedo un favore. Donami la conoscenza che mi separa dalla sufficienza. Solo quella, che la botta di fortuna la chiedo a qualcun altro. Poi il voto si vedrà.

Toglimi questa spada di Damocle dalla testa. Lasciami rimettere in pari con gli esami.

Devi per forza valere 12 crediti? Uno per fare 12 fatiche ci ha messo un sacco di anni ed era pure un mezzo-dio. E ha fatto solo quello nella sua vita.

Io sono a malapena a metà della triennale. Poi dovrò anche cercare lavoro.

 

Direi che quel 18 me lo merito. Sono umile, nulla di più. Solo scrivere il voto sul libretto e non pensarci più.

Poi non calcolerò mai più derivate o limiti nell’infinito. E oltre.

Pensaci.

Sempre (spero di no) tuo, 

                                                                                                                                 Uno studente preoccupato                            

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