Scuola / Tipi umani - 22 February 2017

La drammatica vita dello studente quando ricominciano le lezioni

Suona la sveglia. Cerchi di distruggerla. Pensavi di averlo già fatto lo scorso semestre. E invece rieccoti qui. Con la bava alla bocca ti alzi. Oggi si ricomincia eh? Sembra venerdì scorso che sono finiti gli esami e ora è già il primo giorno di lezione. Magari è proprio così.

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Ti arrampichi sulla sedia per fare colazione, ma cadi in uno stato comatoso. Poi un flash ti ricorda che devi muoverti. Il biscotto è ancora attaccato alla tua faccia e la tua tazza piena frutto della tua immaginazione. Era vuota. Strisci come il miglior Di Caprio sotto effetto di quaalude. 45 minuti circa tra vestirsi e lavarsi. Non fai nessuna delle due cose.

 

Esci di casa, piove. Se non piove fa freddo. Sei morto dentro e fuori non va certo meglio. Sali su un mezzo e mentre entri in catalessi ti ritrovi davanti alla porta dell’inferno. No scherzo, non sei così fortunato. È la porta dell’università. Entri e, da buon drogato in preda agli spasmi dell’astinenza, vai alla macchinetta del caffè.

 

“Caffè”. È un insulto all’Italia definirlo così. Ma per 40 centesimi è già grazia ricevuta se non è letale.
Lo bevi. Una colata di catrame ti entra nell’esofago e ti cementifica lo stomaco. Tra vent’anni ti pentirai di aver abusato di questa sostanza. Ma tanto non sai se resisterai fino a venerdì, figurati pianificare così a lungo termine.

 

Altri zombie entrano e consumano il nettare divino. Qualcuno lo conosci e provi a salutarlo. Grugnisci. Gli parlerai dopo. Dopo le 11.
Guardi l’orologio. Nemmeno ti ricordavi come si leggesse l’ora di prima mattina. Ti rechi in classe. 5 minuti di ritardo. Tu hai il quarto d’ora accademico, ma il professore non è d’accordo.
Cerchi il posto nelle ultime file ma vedi solo “amici” che ti sbeffeggiano indicando la prima fila.
Auguri loro il peggio. Cioè di essere te questa mattinata.

 

La lezione? Nemmeno la segui. Vivi per la pausa. E lei arriva, sull’ali dorate. E via, secondo caffè e quarta imprecazione. Riesci a scambiare qualche convenevole. Nemmeno ti importa della risposta. Non ti importa di nulla.

 

Ricomincia la lezione, tra uno sbadiglio di sonno e un crampo per la fame. Azzanneresti il braccio del vicino se solo non dovesse scrivere gli appunti che gli ruberai a pranzo. È una giungla, sappiatelo.
La sofferenza finisce e finalmente ti incammini verso casa. Vuoi solo sprofondare sul divano.

 

Squilla il telefono ed una voce esclama: “Vuoi che ti teniamo il posto per la lezione del pomeriggio?”.
Lanci l’apparecchio contro un muro a 200 km/h.
Dentro di te un pensiero: “Tra poco tutta questa sofferenza finirà”.
L’università? No, la vita.

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