Le favole dell'Oltreuomo / Scuola - 21 February 2017

I drammi del tesista

Popolo di Studenti Universitari, pazzerelloni miei, è a voi che mi rivolgo. Folli fummo nell’iscriverci, reiterata la nostra pazzia per anni tra corsi, esami e laboratori, ma la fine poi arriva: la tesi da scrivere. Ed è la fine, sul serio. L’apoteosi di tutte le disgrazie, di tutte le fatiche, cui giungiamo sì temprati da anni di vita di università, un allenamento che nemmeno Rocky, ma, anche allo stremo delle forze. Proprio quando ne servono di più, le uniche risorse che ti sono rimaste sono le interminabili vagonate di madonne: poco male, ti serviranno anche quelle. Ecco che cosa ci serba la sorte.

morto

Le drammatiche faccende del tesista:

#1. Il relatore.

  1. Che non ti risponde alle email, sparisce per mesi, ti rassegni a credere che si sia dato alla macchia, ma poi ti chiama la mattina della Vigilia di Natale per dirti che devi rifare tutto per dopodomani. Ah, Auguri a lei e famiglia!
  2. Che ti tampina più di tua madre, che ti sta appresso per ogni virgola, come un gufo sulla spalla veglia alla stesura del tuo lavoro capitolo per capitolo, paragrafo per paragrafo, parola per parola “guarda, forse io qui userei il termine vocabolo, che è più scientifico…”
  3. Che è più umorale di una preadolescente che sta per diventare signorina, e un giorno ti bacia e regala biscotti, e l’altro ti pesta i piedi mentre entri in ufficio.
  4. Che è pignolo come un architetto, ma tu stavi a Scienze delle Merendine e non eri abituato, non te lo aspettavi, sei disorientato, e lo molli.
  5. Che è lassista come un cinquantenne al bar e tratta la tua tesi proprio con lo stesso piglio impegnato con cui si intrattiene in chiacchiere sulle partite mentre si fa la birretta la sera.

 

Superfluo dire che questa lista potrebbe finire qui, ma invece…

#2. L’argomento che vorresti affrontare, che proponi, che ti viene gentilmente smontato, incartato e infilato nel taschino dentro del gilet, e la tesi la scrivi sulla Riproduzione degli Struzzi Africani, che il prof ci sta facendo Ricerca.

 

#3. La bibliografia. Ora, ragazzi, non c’è da riderne, la laurea ti serve per capire come cazzo ti devi approcciare allo sterminio che è la bibliografia:

  1. Trovarla: letteratura, teoria, ricerca, riviste, banche dati, fascicoli, monografie. Bene, che ci devo fare adesso? Cercare cose? Quali? Dove? Perché? Vabbè, che ormai tanto c’è l’Internet! Ah, no ‘spe, quello che mi serve è facilmente e rapidamente reperibile e consultabile in tutte le più comode biblioteche… del Kurdistan, ché tanto poi il curdo è la lingua del domani. Ah.
  2. Studiarsela: cosa sono milleotto voci bibliografiche per un totale di 7896874 pagine di cosine da consultare, imparare, rivedere criticamente e poi citare? Niente, tanto poi il relatore te la cambia.
  3. Usarla: quando ho imparato, poi ne parliamo.
  4. Il cartaceo e le fotocopie, che spiani l’Amazzonia e spendi un patrimonio;
  5. L’online e i download ed è un attimo che ti ritrovi con 8 chiavette piene di pdf su QUALSIASI argomento;
  6. Gli articoli in lingua. Ah. Ahah, bello.
  7. La cosa più spassosa: scriverla secondo i criteri di qualche mannaggiaddio di associazione scientifica, che il relatore ci tiene.

 

#4. L’assistente del relatore.

È con lui che avrai a che fare, che ti credi: pizzicato tra incudine e martello, tra la tua autostima da schiacciare e la sua schiacciata dal Relatore, ti sarà vicino come un compagno di guerra, ti presterà il fazzoletto per asciugarvi insieme le lacrime, e, come alla guerra, poi ballerà sul tuo cadavere sventolando la tua tesi.

 

#5. La tesi di ricerca, e dunque la parte di ricerca

Dati da raccogliere, da costruire, da analizzare, da inventare, le ipotesi, strumenti, metodi, tempi, la statistica, la domanda,i questionari, le interviste, l’osservazione, la significatività, i progetti, i gruppi, la conferma della letteratura, l’etica, il sonno che ti togli, i topi, i fagioli bianchi, le variabili, le madonne e sai cosa, non è così malaccio farla bibliografica eh;

 

#6. Le scadenze, ché tu sei uno yogurt, e il relatore una latta di pelati del 15.18 che scadrà nel Duemilaemai.

#7. I ringraziamenti

Cioè, ma veramente? E chi devo ringraziare?! Di cosa poi?? Ah, sì, gli struzzi dell’Africa. E gli psicofarmaci. E lei, perché tanto sicuro toccherà ancora rivedere quei tre paragrafi del primo capitolo, ché il riferimento è inopportuno e sarebbe il caso di ampliare un po’ la bibliografia, la madonna.

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