Oltreuomo Docet - 28 July 2017

I 6 cibi di cui abbiamo bisogno per essere felici

Come ho già detto in qualche altro post, sto attraversando una fase della mia vita in cui la felicità mi sfugge più dei congiuntivi ai concorrenti di Temptation Island. A questo contribuisce anche una certa difficoltà a reperire cibo commestibile in questi mesi in cui mi trovo disgraziatamente in un paese in cui tutto funziona, tranne il passaggio evolutivo che ti permette di abbandonare i wurstel e imparare a cucinarti una cristodio di carbonara. Ma non tutti i wurstel vengono per nuocere – nello specifico questa situazione di profondo disagio mi ha fatto capire quali sono i 6 cibi di cui abbiamo bisogno per essere davvero felici.

cibi

#1. Pizza

“Ah, voi italiani, siete ossessionati dalla pizza!” Ma succhiami il cazzo senza dentiera, deficiente. Non siamo ossessionati dalla pizza, semplicemente in essa troviamo la perfetta metafora dell’individuo. Proprio come le persone infatti, la pizza ha molte varianti – ma la base è sempre simile e, se è buona, la pizza in questione sarà eccellente in qualsiasi caso. Se è un pezzo di chewing gum cucinato da un pizzaiolo col quoziente intellettivo di un marciapiede, hai voglia riempirla di ingredienti: rimarrà comunque una merda. Questo per dire che nella vita puoi avere successo, soldi, chiavate memorabili, ma se sei coglione rimarrai tale.

#2. Affettati

La grinta contadina della soppressa. La classe del San Daniele. La grazia spigolosa dello speck. La rilassatezza nei costumi della mortadella. La morbida lussuria della porchetta. Gli affettati sono come le femmine – o i maschi, o qualunque cosa ti piaccia: diversi ma sempre eccitanti. Attirano i tuoi occhi, ti fanno innamorare col profumo, vuoi toccarli con le mani, ma è con la bocca che si arriva al punto.

#3. Lasagne

Le lasagne sono più una dimensione religiosa (e una sua metafora) che un piatto. Infatti chiedi a duecento persone come cucinano le lasagne e avrai duecento ricette diverse. È una questione di Fede: io non posso essere sicuro che la mia lasagna sia più giusta della tua, ma credo in lei e continuerò ad onorarla e adorarla nella maniera che ho deciso essere quella giusta. E sinceramente ho avuto discussioni su come cucinare il ragù per le lasagne molto più appassionate del fanatismo dei maomettani che tagliano le teste.

#4. Tagliata

Passiamo ai secondi. La tagliata, coi suoi colori voluttuosamente accesi, ci ricorda la caducità della vita. Infatti ti voglio vedere io a mangiare una tagliata tre giorni dopo che è stata cucinata. No, la tagliata, proprio come l’esistenza, vuole rapidità, brio, uno scatto futurista alla ricerca non del senso (che come tutti sappiamo è che siamo soli e ogni secondo che passa si avvicina la nostra morte) ma dei sensi. Insomma, una adesione totale alla vita nelle sue manifestazioni più vivide.

E comunque mi chiedo, cari amici dei paesi in cui il cibo è una necessità e non una gioia, dove cazzo stia la difficoltà nel capire che basta della carne, un filo d’olio e della rucola per avere il paradiso in bocca.

#5. Frittata

A sorpresa, entra la frittata. Perché? È una faccenda prosaica, lo ammetto. Sta di fatto che mentre il resto del mondo, per adempiere sbrigativamente ai doveri del nutrimento, si inventava merdate come il McDonald’s o i già citati wurstel, noi ideavamo la frittata. Un piatto che è un’ode alla semplicità, a partire dalla cipolla ammorbidita nel burro per finire col ridicolo tempo di cottura. E allo stesso tempo apre una gamma infinita di varianti: salame, spinaci, formaggi, erbe e via dicendo. Se il cibo è una poesia, la frittata è il suo haiku più bello.

#6. Tiramisù

Anche qui le varianti sono molteplici, certo, vi faccio semplicemente notare che conosco solo due persone che fanno cazzate col tiramisù. Un mio amico ci mette l’ananas, e la sua ragazza lo tradisce (con uno che probabilmente sa preparare il tiramisù vero). Un’altra mia amica ci metteva i biscotti, ora non lo fa più, non ha tempo, le sono nati due gemelli, gravidanza fortemente indesiderata. Insomma, non voglio dire niente, ma eviterei di bestemmiare la perfezione di questo dolce.

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