Berlino, la mecca dei giovani italiani…really?

Muro di BerlinoBerlino è un mix di bene e male, buono e cattivo. Tuttavia, siccome tutti descrivono la faccia entusiasmante della medaglia (http://www.internazionale.it/opinioni/gerhard-mumelter/2013/07/15/berlino-la-mecca-dei-giovani-italiani/) qui eccovi l`altra. La realtà è un mix, in varia percentuale, delle due versioni. C`è chi è più o meno fortunato, eh.

Faccio ricerca nell`ambito delle scienze, ho lavorato e vissuto a Berlino per, diciamo, un po` di anni. Quando parlo con i miei amici, immigrati come me, spesso e volentieri non sono contenti di vivere qui. Perché?

Un po` di tempo fa ero in una discoteca tipica berlinese. Qui li chiamano club, perché chiamarli club fa più figo, in realtà è un posto dove si balla come qualsiasi altro. Ingresso 10 euro, drink analcolico (bottiglino di coca minuscolo) con dentro non più di un ditale di vodka altri 7. Fortuna che Berlino è “poor but sexy”. A proposito di mode e prezzi, prima di dimenticarmi, in questa città va di moda essere vegetariani, senza cognizione di causa. Divento vegetariano obeso perché mangio solo pasta e patate, per esempio. Divento vegetariano perché la produzione della carne è uno spreco di risorse e energia e poi compro le fragole a Dicembre importandole dallo Sri Lanka. Nel bar si possono trovare delle schifose croissant al cioccolato a 3 euro, solo perché di fianco a “cioccolato” ci scrivono anche “vegetariano”. Maddai? Comunque torniamo a noi. Siamo tutti stranieri, un gruppo di dieci. Arriviamo al club a scaglioni per riuscire ad entrare –i  gruppi grandi non entrano- ma alla fine ci riusciamo solo in tre. I tre più sfigati per altro, compreso me. Più ti vesti da sfigato, più hai possibilità di entrare. Io, per esempio, con le mani e la faccia sporche di merda perché avevo passato l`ultima mezz`ora a sistemare la catena della bici del mio amico che era caduta strada facendo, sono entrato. Uno dei miei amici, ventottenne, si è appena trasferito in città, tutto speranzoso alla ricerca di un futuro migliore. L`altro ha trentasei anni, è qui già da quattro / cinque anni e proprio quel pomeriggio aveva deciso di andarsene. Stava cercando un nuovo appartamento quando d`improvviso si è chiesto: voglio davvero vivere qui? No. Parla tedesco in modo discreto ma non perfetto, tuttavia a lavoro si sente discriminato. Lavora in un’azienda d’informatica e mi dice che per lavorare in un’azienda è molto importante capire le politiche aziendali, ma che i suoi adorabili colleghi fanno di tutto per non fargliele capire, parlandogli alle spalle. E che lui di stare lì a fare lo schiavo solo perché la Germania ha un po` più di soldi del resto d´Europa non ne ha voglia. Il tedesco lo sa, ma non abbastanza bene per andare a un contest di poesia, alla presentazione di un libro o a vedere un documentario un po` filosofico e questi eventi culturali, a cui partecipava spesso, ora gli mancano. Mi dice che dove lavora non si parla nessuno, non si aiutano a vicenda e lavorano male, tanto non li licenzia nessuno. Che il suo coinquilino ricco borghese va ad operarsi agli occhi in Turchia per risparmiare e glielo dice solo a fatto compiuto, dopo cinque anni che si conoscono, perché si vergogna. Giustamente. Che si era rotto di sentirsi dire dagli altri cosa deve o non deve fare, perché qui tutti pretendono di saperne più di te.

Anche dove lavoro io, certa gente ha iniziato a salutarmi solo dopo un anno. Per non parlare del tutto fare del laboratorio che non parla con la tecnica di laboratorio perché è lesbica o di quando i miei colleghi si trovano nella stanza caffè a parlare di quanto sono S-contenti di avere una nuova moschea in città o di quando, arrivata la giornata della memoria, qualcuno di questi splendidi mi dice come se nulla fosse: ancora questa storia delle ebrei? Mah, sai com`è, li avete quasi uccisi tutti. Per parlare ancora di apertura mentale conosco gente che va in vacanza solo nelle german-speaking-countries. O che usa la quinta marcia anche quando guida in salita perché ce-ne-sono-cinque-quindi-vuol-dire-che-ne-devo-usare-cinque, se in salita fosse diverso ci sarebbe un altro pulsante. A proposito di spontaneità, per invitare noi quattro mentecatti a cena, una collega si è presa due giorni di ferie per preparare una lasagna. La stessa che, quando sono andato a trovarla senza avvisarla prima -passavo per caso sotto casa sua e ho suonato-, al citofono come prima cosa mi ha chiesto se ero ubriaco. Due miei colleghi, che lavorano nello stesso ufficio, hanno analizzato dei campioni con lo stesso metodo ma quello meno esperto invece di chiedere dei consigli a quello più esperto ha pensato bene fosse più produttivo e veloce rileggersi tutta la letteratura dall`inizio. Il mio capo non mi ha detto che gruppi lavoravano nella mia stessa “area” perché aveva paura che collaborassi, infatti nel mio gruppo non collabora nessuno, anzi peggio, non collaboriamo nemmeno fra di noi. La mia segretaria che parla correttamente inglese, francese e tedesco (ovviamente) mi parla solo in tedesco e se non capisco me lo traduce in francese – che non so.

Un giorno Caio mi ha detto che aveva capito subito in che posto era arrivato quando mentre ordinava un cono gelato piccolo con due palline la gelataia gli ha risposto di no perché nel cono piccolo ci va solo una pallina. Per una regola che ancora mi sfugge. Un mio amico invece ha avuto l`infausta idea di comprarsi un motorino. È andato alla motorizzazione circa settordicento volte -ogni mattina per un tempo X- per farselo registrare, perché la simpatica signora allo sportello gli diceva in un inglese perfetto: mi dispiace, lei non parla tedesco quindi non le posso registrare la moto… come se per registrare un motorino ora servisse un certificato di lingua, spregevole signora di ampie vedute. Poi dopo due settimane, vedendo che il mio amico non demordeva, gli ha registrato il motorino come se nulla fosse. Senza parlare dei miei amici italiani che, venuti a trovarmi per vedere un po` di musei sulla guerra fredda, son tornati delusi perché son tutti di parte –anti Russia- e speravano che i musei in una grande e famosa città come Berlino fossero stati fatti in modo decente. Ieri ero a cena da un’amica che sta uscendo con un partner del luogo, non una vera e propria relazione seria, più una cosa alla lovers. Mi dice: non so se quando mi guarda mi vuol bene, non me ne vuole affatto o non gliene frega un cazzo, vale la pena proseguire? Non hanno malizia, non ammiccano, non ti fanno sentire desiderata. Non capisco se sono un appuntamento della giornata, come andare dal meccanico, o se almeno lo attraggo. Non mi scrive mai per primo, a meno che non sia al bar qua sotto: sono al bar, forse dopo magari passo. E io che cazzo dovrei fare? Forse dopo magari stare o uscire con i miei amici? Poi se rispondo: ho voglia di vederti, passo da te, passo anche per maniaca, per quella che si vuole sposare. Le ho risposto che sono tre anni che sto nella stessa situazione anch’io, non sono in grado di fare gli amanti. Mai una frase carina, luce soffusa, due candele. Per altro, sento di più i miei amici in Italia che non vedo da tre anni che quelli tedeschi che ho qui. Una mia amica è tornata da poco in Italia -bordo austriaco-. Qui lavorava come maestra in un asilo, dava ripetizioni di violino, lavorava in pasticceria il weekend, ballava in una compagnia. Mi diceva sempre: lavoro come una pazza per dei soldi miseri, Berlino ti offrirebbe tante possibilità ma se alla fine non ho soldi per fare nulla, cosa sto qui a fare? E poi questa città ha qualcosa che non va, le persone sono depresse. Quando vado in vacanza e torno noto tutti quelli che al mattino alle otto bevono la birra in metro, gli strafatti che vendono i giornali, i senzatetto che dormono tra i seggiolini. E mi rendo conto che, appena passano alcuni mesi, queste persone non le vedo più e non perché non ci sono più ma perché mi sono abituata a vederli. Il cielo è sempre grigio sopra questa cacchio di città. Al supermercato il cibo costa poco finché mangi merda, se vuoi qualcosa di buono, tipo un trancio di pesce, costa un botto. Ovviamente se trovi il pesce. Io per esempio mi reputo fortunata ho uno spacciatore di stracchino.

Una mia amica mi telefona per avvisarmi che è trenta secondi in ritardo. Il mio ex coinquilino ha cenato per un anno intero in camera sua con una fetta di pane, burro e formaggio. E se pensate sia un caso isolato, vi sbagliate. Il mio capo ha mangiato per più di tre anni a pranzo insalata mista, senza variare MAI.  Se sto male 3 giorni potrei morire prima che qualcuno si faccia vivo, ma grazie a dio ho amici italiani, spagnoli, sudamericani che mi fanno un chiamo. Una volta salendo in autobus ho dato all`autista 3 euro per il biglietto invece di 2 e 40 giusti e mi ha risposto che non era pagato per darmi il resto. Lo ho mandato a cagare e ho preso l`autobus dopo. Non passa un giorno senza che mi facciano una battuta su Berlusconi o che mi urlino “mamma mamma”, come se noi italiani fossimo tutti uguali, scemi e mammoni. La mia ex coinquilina francese ha giocato in due squadre di calcio femminili tedesche e dopo due anni non aveva legato con nessuna ragazza; poi si è iscritta a una squadra internazionale e lo stesso weekend era già fuori al lago con le nuove compagne. Odiava quando le urlavano dietro se passava da pedone col rosso, perché non dava il buon esempio alla comunità, come se urlare dietro a sconosciuti fosse di buon esempio per la comunità. Un conoscente tedesco mi ha detto che per trovare degli amici devo iscrivermi a un gruppo sportivo/artistico/intrattenimento perché non posso pensare di farmi degli amici che non hanno i miei stessi interessi: eh? I berlinesi dell`ovest chiamano ancora quelli dell´est “gli altri”.

Sinceramente, mi son rotto di leggere solamente che Berlino è la città del futuro, senza problemi, senza macchia. Berlino è solo un`altra città con tante macchie, non meglio ne peggio di tanti altri posti. Ho capito che ci sono le piste ciclabili e la musica elettronica, ma penso -rispetto molta altra gente per cui queste due cose son tutto nella vita- che per vivere bene ci sia bisogno anche di altro. Quindi non fatevi abbindolare da articoli idilliaci, internazionalità, lavoro, prospettive. A volte si, si ha fortuna e si finisce nel mondo dipinto di rosa di questi articoli, a volte si arriva qui, si esce solo con italiani e si lavora nel club della Lega Nord delle Corte Vedute, se ovviamente si è tra i fortunati con un lavoro. Tanto valeva forse restare in Italia.

Agrippa

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